venerdì 7 maggio 2010

Nouvelle Cuisine

Stasera parte la denuncia, ve lo dico, stasera parte. Riassumo con ordine i fatti, cercando di rimanere il più lucido possibile. A pranzo mi sono ridotto a mangiare alla mensa dell'ospedale che, nelle categorie delle mense, supera di poco quella del carcere di Bogotà. Il motivo, per cui mi sono spinto a questo atto di masochismo, non lo saprei manco dire (cit. Pezzali). Forse è stato per tenere fede al detto 'Mensa in corpore sa" o, più probabilmente, stavo seguendo, come un qualsiasi stalker, due infermiere che si dirigevano in quella direzione. Fatto sta che, in pochi minuti, mi sono ritrovato con un vassoio di plastica in mano con sopra un pezzo di gazzetta degli anni '90, che mi faceva da tovaglietta. La mia scelta è ricaduta su uno sformato di patate, dal peso specifico dell'uranio impoverito e un omogeneizzato alla frutta, che mi ha riportato al periodo dello svezzamento. Avvilito da cotanta miseria e dal picche clamoroso giratomi in faccia dalle infermiere, mi riprometto di vendicarmi a cena, almeno dal punto di vista culinario. Scelgo così un ristorantino abbastanza appartato e molto ben curato negli arredi. Incurante della proporzionalità inversa tra bellezza della location e quantità di cibo, regola non scritta della ristorazione italiana, mi siedo ed ordino un menù degustazione, composto da antipasto, primo, secondo e dolce. Ingannato dalla quantità di portate mi accorgo, solo all'arrivo dell'antipasto, di avere completatmente ignorato il termine 'Degustazione'. Per carità, la presentazione dei salumi seguiva tutte le leggi di Newton, ciò non toglie che le fette erano tre. Tra primo e secondo, in piena crisi di energie mentali e fisiche, penso di aver visto, all'interno di un'allucinazione, Bigazzi e la Clerici che mi infondevano coraggio, come ad un ciclista sul passo Gavia (non escludo che i sopra citati personaggi fossero reali e, in aggiunta, i proprietari del locale). Dopo essermi ridotto a fare scarpetta col baffo di aceto balsmico che guarniva i miei due bocconcini di manzo, ho fatto desistere, con uno sguardo pieno di risentimento, il cameriere dal togliermi l'ultimo tozzo di pane, prima dell'arrivo del dolce. Dolce che consisteva in una degustazione di finezze al cioccolato. Buone, per carità, ma avrei trovato maggiore estasi culinaria con una Fiesta. Pago ed ed esco in modo signorile, salutando anche la Clerici. Girato l'angolo mi infilo da un kebbabaro per rinvigorire il mio metabolismo, spossato da una giornata sfortunata.  Ma è possibile che un ristorante, che esercita la Nuovelle cuisine, non sia obbligato a mettere un avviso o un segnale di pericolo triangolare per poveri sventurati come me? Penso che l'ira e la violenza, che circodano la società moderna, nascano anche da queste cose.

3 commenti:

  1. 000Sciuscia0007 maggio 2010 15:50


    Una volta ho sentito il cuoco inventore della nouvelle cuisine dichiarare n TV "Non sono mai stato veramente capito".

    No, razza di terroriste del cazzo, è che alla gente serve CIBO per sopravvivere.

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  2. Weilà gandi... Sono Arry... leggendo questo tuo saggio mi vedo piacevolmente costretto a sostenere la tua causa.  La situazione da te descritta si sta propagando in tutta italia senza il minimo freno. Dobbiamo intervenire!!! Dove sta scritto che a ristorante (soprattutto quelli in cui il menù è molto salato) le porzioni vengano distribuite a misura di neonato?!?! Qui si discriminano tutti coloro a cui piace mangiare con gusto e in quantità... Continua così

    Hasta Luego

    Arry

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  3. La regola della proporzionalità inversa vale anche per i valori di bellezza e qualità: in certi posti che non ci farei mangiare nemmeno le galline fanno cose buonissime, in altri posti tirati a lucido e fichissimi mangi poco, male e quando torni a casa hai la diarrea.

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