domenica 17 ottobre 2010

Cotto e smangiato

Capisco che essere moglie di Fabio Caressa, che in intimità è solito chiamarti Dinho e una volta espletati i bisogni mattutini urla per 4 volte 'Campioni del mondo', non sia un ruolo facile da interpretare. Questo però non giustifica Benedetta Parodi nell'aver ideato e messo in produzione un programma televisivo come 'Cotto e mangiato', dopo opportuna pubblicazione dell'omonimo libro. Ora, passi la stesura di cotanto manoscritto, visto gli stimati autori che oggi riescono a sfornare opere di inaudita profondità, tipo Licia Colò e Nicola Legrottaglie. Il programma no, o meglio non così. Se vuoi fare un programma di cucina in cui mostri di sapere spadellare, innanzitutto ti devi calare nel contesto. Non dico che la Parodi si debba conciare come Suor Germana, ossia casta, velo in testa per non impastare capelli e citazioni bibliche ogni tre secondi. D'altra parte non può neanche presentarsi in Tv, all'ora di pranzo, con certi decoltè che, sinceramente, non penso aiutino a dar forma agli gnocchi alla romana. Sì, Benedetta è abituata così: nella sua umile cucina, fatta a studio televisivo, si destreggia in un comodo tailleur grigio fumo di londra, su cui si appoggia una collana di perle di Mars Alam. Ammicca alla telecamera quando sbatte le uova e monta la panna. Mai una scena in cui si vede operare a figura intera la cuoca provetta: faccia ammicante- mani-faccia-mani. A meno che non si tratti di spalmare la nutella sulle torte. Ipoteticamente, quei piatti potrebbero essere cucinati da Emilio Fede, fino a prova contraria. E per finire cosa fà? Una berlicata alle dita e il suo slogan che chiude la puntata. Quindi, da tutto ciò risulta che l'arte culinaria ha delle basi semplici, a cui tutti possono aspirare, risultando sempre gradevoli all'altrui vista. Falso. E ancora falso. Avete mai provato a cucinare un'orata in crosta di sale? Mi metto un attimo nei panni di Benedetta nella sua vita quotidiana (non è un tentativo di stalking). Si mette un abito con strascico di Armani, prende la Smart e va all'Ipercoop di Sesto San Giovanni, reparto pescheria. Alza il guanto bianco e ordina un'orata mentre il pescivendolo brama di raggiungere la pensione in quel medesimo istante di imbarazzo. Compra le spezie e ornamenti vari per poi strisciare la tessera Soci Coop Gold alla cassa. Rientra a casa, cogliendo il marito a cantare l'inno nazionale con Beppe Bergomi sul divano, e si dirige verso il suo regno dei fornelli. A quel punto ordina una pizza e per stasera va bene così. La cucina è passione, lotta, sofferenza, sugo sulle pareti, scottature da forno e intossicazioni alimentari. A spalmare la nutella in Tv è capace anche Barbara D'Urso.

10 commenti:

  1. Eh no... Io cucinar cucino,  e ho fatto i miei bei casini, ma il sugo sulle pareti no!!!! (Il completo di Armani con strascico nemmeno...)



    By Vaniglia

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  2. 000Sciuscia00019 ottobre 2010 12:33

    Il sugo sulle pareti è una fine metafora del sangue che bisogna versare tra i fornelli, ed il sangue stesso è metafora della passione per la cucina.

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  3. a casa mia cucinava la mamma... adesso cucina il moroso...eheheh 

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  4. Io potrei vivere di barattoli di fagioli, al massimo alternati a barattoli di ceci.

    Davvero.

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  5. @Vaniglia: inviluppare la casa col domopack, mentre si cucina non vale!



    @Sciuscia: Baudelaire ti fa una pippa.



    @Usagi: Tu si che hai capito l'essenza della vita :D



    @Lipersquisquit: Non ne dubito, davvero. Immagino che la convivenza con qualsiasi essere vivente dotato di olfatto sarebbe però compromessa.

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  6. essere la moglie di caressa ha gli stessi vantaggi delle mogli dei calciatori... li puoi cornificare dalle 13 alle 17 in tutta tranquillità...

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  7. Ehpperò Cervellino, un po' mi manchi se fai ste lunghe pause tra un post e l'altro... Uffi

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  8. Hai ragione Vaniglia, mi sto applicando poco. Avrei bisogno di giornate lunghe come quelle su Nettuno.

    Rimedierò, prometto!

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  9. er caressa poarettto dopo che ha fatto il servizio sull'Afganistan crede di essere un giornalista!

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