Ero bravino, una decina d'anni fa, nell'esercitare il giuoco del calcio. La convinzione di questa supposizione, non mi ha mai abbandonato, anche in questi lunghi anni di astinenza dai campi polverosi. Ieri c'è stato 'Il Ritorno', in grande stile, manco a dirlo. Ho scelto la serata ideale per una partita di pallone, -12°, vento gelido e candelotti di ghiaccio che pendevano dalle traverse, limitando la porzione di porta libera a 10 cmq. Quello che non mi mancava era l'abbigliamento consono: maglia di flanella della Pro Patria '86, kway dell'Alpitour con cammello stilizzato sulla schiena, calzettone ascellare a ricoprire una calzamaglia da ballerina del Bolshoi. I miei gradi di libertà di movimento erano minori di quelli di un omino del calcetto. La prima sorpresa consiste nel fondo del terreno: il terriccio misto a pietre e fondi di bottiglia tipico degli anni '90 è stato sostituito da un meraviglioso manto sintetico, cancerogeno al 90%, ma non fermiamoci a questi dettagli! Comincio subito forte, tralasciando il dettaglio che l'ultima mia attività fisica di cui ho memoria è una partita a bowling quando c'era ancora l'euro. Dopo 5 minuti, sento iniziare un principio di autocombustione del polmone destro. Fingo indifferenza, nonostante il mio respiro sia affannoso tanto quanto quello di Galeazzi davanti ad una Amatriciana. In un lampo di lucidità provo una scucchiaiata da centrocampo, che finisce mestamente su un balcone del palazzo dietro la porta. La lucidità consisteva nel fatto che l'unico pallone a disposizione era ormai irrecuperabile, con notevole dispiacere dei 12 cadaveri in campo. Non contento, per festeggiare il mio ritorno all'attività agonistica, abbozzo una Capoeira (influenzata dall'ultima mia cena al ristorante brasiliano, poco caro tra l'altro), con conseguente distorsione alla caviglia, che ha ormai assunto la dimensione di un melone. Forse la prossima volta, se ci sarà, mi converrà tenere un profilo un filo più basso, ma poco eh..
lunedì 18 gennaio 2010
sabato 9 gennaio 2010
Body Scanner
No, purtroppo non è l'ultimo film di Bruce Willis, voci di corridoio lo danno alle prese con replicanti vari (altra grossa novità).
Insomma da quando un ragazzotto si è infilato, prima di salire su un aereo, un pò di tritolo nelle mutande, per mancanza di autostima, credo, mica per altro, si sono aperti scenari interessanti.
Tutto d'un tratto, i controlli ai check-in sono stati reputati facili da passare, come una legge sull'indulto qualsiasi.
E così ci si dovrà spogliare di ogni proprio bene, davanti al magico macchinario, e si sarà inoltre investiti da un'amorevole e salutare fascio di radiazioni ionizzanti, che permetteranno di visionare eventuali oggetti nascosti nel proprio midollo spinale.
Molto bello e sicuro per chi prende un aereo ogni dodici anni, per gli altri beh, che dire, Madame Curie docet.
Poi è ancora tutta da dimostrare la nocività di questa strumentazione; quindi deve ancora essere espletata la fase in cui, l'Azienda produttrice X pagherà l'Ente certificatore Y, per affermare che questa tecnologia non solo non nuoce alla salute dell'uomo, ma produce anche la ricrescita dei capelli e la secrezione di serotonina.
Consiglio, inoltre, per chi volesse mantenere un minimo di intimità, l'acquisto di alcune paia di mutande di ghisa (3x9,90 euro, al mercato cittadino).
Se i maleintenzionati terroristi riuscissero mai a scavalcare anche questa ingegnosa innovazione, allora bisognerà dir loro : bravi!
Nel frattempo la stirpe umana si sarà già estinta, a causa di 'The Body Scanner", nei migliori cinema.
domenica 3 gennaio 2010
La teoria dei 'Gruppi di interesse'
"[...] Se sei talmente coraggioso da partecipare ad una vacanza con più di tre persone, sappi usare bene la 'teoria dei gruppi di interesse' [...]" (dal Vangelo apocrifo secondo S.Alpitour)
Non vi è testimonianza scritta di essere umani che, nell'intento di organizzare una vacanza per un numeroso gruppo di amici, non si siano messi le mani in faccia, per qualsivoglia futile motivo.
Sprezzante del pericolo e volenteroso di smentire questa leggenda metropolitana, ho organizzato un viaggio a Roma, nell'occasione del Capodanno, per 12 persone.
Dovevo capire che sarebbe stato un disastro già dal principio, quando una di queste, si lamentò per il prezzo dell'albergo: 40 denari/notte a 30 metri da S.Pietro, senza colazione. Eh, il 'senza colazione' ha fatto storcere il naso.
I problemi grossi, nel muovere numerose folle, consistono nel fare coesistere dodici teste pensanti (chi più, chi meno), le cui idee sono costantemente diverse.
E' proprio qui che viene utile conoscere a fondo la "teoria dei gruppi di interesse": ovvero dividere la massa in più gruppi a seconda di ciò che si vuole fare.
Vuoi andare ai musei Vaticani? Bene, gruppo museo Vaticani.
Vuoi andare a riempirti di arancini da Spizzico? Bene, gruppo Spizzico.
Vuoi andare al night alle 9 di mattino? Perfetto, gruppo Night (il più numeroso, ndr)
E' ovvio che poi ci sono le variabili impazzite, che minano anche questo solido teorema.
Per esempio, prendiamo X che vuole fare una determinata cosa, ma è l'unica (perchè gli altri sono tutti prenotati per il night). Allora X minaccia il gruppo di ogni sventura fino a che un diplomaticissimo Y non lo segue. Questi fenomeni sono ancora materia di studio dei ricercatori, i quali cercano di simulare ogni possibile sfumatura del comportamento umano 'in vacanza con altri'.
Un'altra difficile prova consiste nel ritrovarsi alla sera, in una delle camere assegnate, per fare due chiacchiere. Bene, se non ricordi il numero della camera e bussi ad una a caso alle 2 di notte, può capitare che ti apra un uomo alto due metri in mutande e ciò può turbare anche l'animo più sereno.
Comunque, in linea di massima, non siamo andati male, utilizzando questo 'barbatrucco'.
L'unico incoveniente è consistito nel fatto che, allo scoccare della Mezzanotte dell'ultimo giorno dell'anno, eravamo in 12 punti diversi di Roma (io sempre al night, ndr) e ho speso più soldi in sms di Auguri ai miei compagni di viaggio, che nel pagamento dell'albergo (senza colazione per giunta).
Se Darwin potesse vedermi, sarebbe fiero di me, ne sono certo.
Non vi è testimonianza scritta di essere umani che, nell'intento di organizzare una vacanza per un numeroso gruppo di amici, non si siano messi le mani in faccia, per qualsivoglia futile motivo.
Sprezzante del pericolo e volenteroso di smentire questa leggenda metropolitana, ho organizzato un viaggio a Roma, nell'occasione del Capodanno, per 12 persone.
Dovevo capire che sarebbe stato un disastro già dal principio, quando una di queste, si lamentò per il prezzo dell'albergo: 40 denari/notte a 30 metri da S.Pietro, senza colazione. Eh, il 'senza colazione' ha fatto storcere il naso.
I problemi grossi, nel muovere numerose folle, consistono nel fare coesistere dodici teste pensanti (chi più, chi meno), le cui idee sono costantemente diverse.
E' proprio qui che viene utile conoscere a fondo la "teoria dei gruppi di interesse": ovvero dividere la massa in più gruppi a seconda di ciò che si vuole fare.
Vuoi andare ai musei Vaticani? Bene, gruppo museo Vaticani.
Vuoi andare a riempirti di arancini da Spizzico? Bene, gruppo Spizzico.
Vuoi andare al night alle 9 di mattino? Perfetto, gruppo Night (il più numeroso, ndr)
E' ovvio che poi ci sono le variabili impazzite, che minano anche questo solido teorema.
Per esempio, prendiamo X che vuole fare una determinata cosa, ma è l'unica (perchè gli altri sono tutti prenotati per il night). Allora X minaccia il gruppo di ogni sventura fino a che un diplomaticissimo Y non lo segue. Questi fenomeni sono ancora materia di studio dei ricercatori, i quali cercano di simulare ogni possibile sfumatura del comportamento umano 'in vacanza con altri'.
Un'altra difficile prova consiste nel ritrovarsi alla sera, in una delle camere assegnate, per fare due chiacchiere. Bene, se non ricordi il numero della camera e bussi ad una a caso alle 2 di notte, può capitare che ti apra un uomo alto due metri in mutande e ciò può turbare anche l'animo più sereno.
Comunque, in linea di massima, non siamo andati male, utilizzando questo 'barbatrucco'.
L'unico incoveniente è consistito nel fatto che, allo scoccare della Mezzanotte dell'ultimo giorno dell'anno, eravamo in 12 punti diversi di Roma (io sempre al night, ndr) e ho speso più soldi in sms di Auguri ai miei compagni di viaggio, che nel pagamento dell'albergo (senza colazione per giunta).
Se Darwin potesse vedermi, sarebbe fiero di me, ne sono certo.
venerdì 25 dicembre 2009
L'insonnia della Vigilia
Quando ero bambino (ok, forse fino a due anni fa), la notte della vigilia di Natale avevo costantemente gli occhi sbarrati, non riuscivo a prendere sonno e la mattina mi svegliavo alle 5 per aprire i regali. Non erano necessari Drink energizzanti o 'polveri magiche' per farmi questo effetto, avevo semplicemente una sovraproduzione di dopamina gratuita, avvalorata dalla speranza di trovare sotto l'albero ciò che desideravo.
E così, all'alba, iniziavo a svegliare tutti i famigliari con grande discrezione, dando fiato a trombe da stadio, canzoni natalizie di Marylin Manson e martelli pneumatici. Il giubilo di questa levataccia pervadeva le occhiaie dei mie cari, che già si pentivano che la tradizione casalinga non prevedesse l'apertura dei regali alla Mezzanotte. Bene, questa tradizione della notte in bianco è venuta piano piano meno nel corso degli anni, un pò perchè se non dormo 15 ore a notte divento un vegetale e un pò perchè i regali di Natale sono pilotati, come un qualsiasi sorteggio della Champions. Quest'anno però ho vissuto la stessa attesa di una volta, alle spalle della mia nipotina di due anni. Questo è il suo primo Natale, in cui è conscia del consumismo di giocattoli da cui sarà pervasa. E allora ho fatto la pazzia: mi sono messo la sveglia alle 6 e ho chiamato a casa di mia sorella (madre della piccola), per sentire in diretta il clima di fervore perduto.
Il telefono ha fatto 12 squilli, prima che mia sorella mi rispondesse con voce cadaverica, dicendomi che stavano ancora dormendo. Ho fatto finta di essere un operatore della Vodafone, che le garantiva la tariiffa 'Tutto gratis a vita', il tutto con voce nasale e accento svedese. Mi ha riconosciuto subito e ho ricevuto un sempre gradito 'vaffa' natalizio.
Ora sto giocando con 'Ciccio Bello Bua', mentre la mia nipotina sta tirando giù il mio 730.
Direi un Buon Natale, a grandi linee.
E così, all'alba, iniziavo a svegliare tutti i famigliari con grande discrezione, dando fiato a trombe da stadio, canzoni natalizie di Marylin Manson e martelli pneumatici. Il giubilo di questa levataccia pervadeva le occhiaie dei mie cari, che già si pentivano che la tradizione casalinga non prevedesse l'apertura dei regali alla Mezzanotte. Bene, questa tradizione della notte in bianco è venuta piano piano meno nel corso degli anni, un pò perchè se non dormo 15 ore a notte divento un vegetale e un pò perchè i regali di Natale sono pilotati, come un qualsiasi sorteggio della Champions. Quest'anno però ho vissuto la stessa attesa di una volta, alle spalle della mia nipotina di due anni. Questo è il suo primo Natale, in cui è conscia del consumismo di giocattoli da cui sarà pervasa. E allora ho fatto la pazzia: mi sono messo la sveglia alle 6 e ho chiamato a casa di mia sorella (madre della piccola), per sentire in diretta il clima di fervore perduto.
Il telefono ha fatto 12 squilli, prima che mia sorella mi rispondesse con voce cadaverica, dicendomi che stavano ancora dormendo. Ho fatto finta di essere un operatore della Vodafone, che le garantiva la tariiffa 'Tutto gratis a vita', il tutto con voce nasale e accento svedese. Mi ha riconosciuto subito e ho ricevuto un sempre gradito 'vaffa' natalizio.
Ora sto giocando con 'Ciccio Bello Bua', mentre la mia nipotina sta tirando giù il mio 730.
Direi un Buon Natale, a grandi linee.
domenica 20 dicembre 2009
Sistemi di riferimento
Quando all'università cercavo di capire la geometria in tre dimensioni, facevo sempre fatica ad orientare i sistemi di riferimento, con quei maledetti assi XYZ che fluttuavano nello spazio, creando inquietudine al mio 'Io Studente'. Non c'era 'regola della mano destra' (evitate battutte prego) che mi potesse aiutare a risolvere questi arcani, fino al punto che rinunciai a comprendere, conscio che l'argomento non mi sarebbe mai servito ad una beneamata mazza. Solo dopo anni di maturazione interiore compresi che mi sbagliavo. Tutte le situazioni sociali che ci circondano sono basate sui sistemi di riferimento, più comunemente detti punti di vista.
Per esempio, nevica.
Il bambino vede questo avvenimento come qualcosa di magico e predisposto al gioco.
I vecchi, si rompono il femore sui lastroni di ghiaccio e i senza-tetto muoiono di freddo.
Gli utenti Facebook aggiornano il loro stato, dicendo che nevica.
I restanti esseri umani si lamentano sulla viabilità
Punti di vista come detto.
Altro esempio, piovono souvenir del Duomo dal cielo.
Berlusconi capisce di essere il prescelto, in quanto gli sono comparse le stigmate sul volto.
I fan di Berlusconi e i moralisti condannano il gesto di violenza e danno del pazzo a Tartaglia.
Tartaglia, aggiusta la mira in prigione.
Gli utenti Facebook creano gruppi a caso a favore di uno o dell'altro.
Il terzo esempio si esplica da solo nella foto sottostante.

La morale è semplice: dovevo stare più attento alle lezioni di geometria.. oppure ho bisogno di una compagna al più presto, perchè non riesco proprio a vederci una lampada in quell'immagine.
Per esempio, nevica.
Il bambino vede questo avvenimento come qualcosa di magico e predisposto al gioco.
I vecchi, si rompono il femore sui lastroni di ghiaccio e i senza-tetto muoiono di freddo.
Gli utenti Facebook aggiornano il loro stato, dicendo che nevica.
I restanti esseri umani si lamentano sulla viabilità
Punti di vista come detto.
Altro esempio, piovono souvenir del Duomo dal cielo.
Berlusconi capisce di essere il prescelto, in quanto gli sono comparse le stigmate sul volto.
I fan di Berlusconi e i moralisti condannano il gesto di violenza e danno del pazzo a Tartaglia.
Tartaglia, aggiusta la mira in prigione.
Gli utenti Facebook creano gruppi a caso a favore di uno o dell'altro.
Il terzo esempio si esplica da solo nella foto sottostante.
La morale è semplice: dovevo stare più attento alle lezioni di geometria.. oppure ho bisogno di una compagna al più presto, perchè non riesco proprio a vederci una lampada in quell'immagine.
lunedì 7 dicembre 2009
La selezione naturale ha bachi clamorosi
Yahoo Answer è sempre fonte di grande degrado sociale. Si toccano vette di dispiacere inarrivabili, ma questa perla era meritevole di nota. Alla fine è stato spiegato il principio di fabbricazione delle Matrioske. Ogni giorno si impara qualcosa di nuovo.
domenica 6 dicembre 2009
Galateo
La cena, per chi fa il trasfertista di mestiere, è una parte fondamentale della giornata. Non tanto perchè arrivi a fine giornata con uno sbrano che ti mangeresti anche una coscia di Valeria Marini. Il motivo fondamentale consiste nel sedersi ad un tavolo, fermare i pensieri, immaginarti che i tuoi cari siano vicini a te e poi iniziare a ubriacarti. Bene, finisce qui il romanticismo e la finezza del racconto. Ora inizia la parte di grande mediocrità morale.
Bene, capita spesso di trovarsi in trasferta coi colleghi e questo dato comporta già un innalzamento esponenziale del grado di difficoltà a mantenere una certa educazione al tavolo. Ma procediamo con calma. Il primo passo consiste nella prenotazione del ristorante o bettola che sia, naturalmente dando un nome falso, preferibilmente di dodici o più caratteri alfanumerici per creare panico all'oste di turno. Fino alla porta di ingresso del locale ci comportiamo da Signori, vestiti discretamente, atteggiamenti elevati, insomma dei distinti uomini d'affari. Il problema è quando si entra. La prima mezzora passa con la discussione col maitre sul nome fasullo della prenotazione, 'inimicandocelo' definitivamente. Una volta seduti, scegliamo la combinazaione più svariata di antipasti o primi o secondi, creando così ordinazioni tutte diverse per la gioia del cuoco, che dovrà ordinare altri 12 set di pentole su MediaShopping. Ci guardano già male. Si parte a mangiare, con la delicatezza di un Galeazzi a digiuno da 20 minuti, facendo una 'caciara' notevole. Se il ristorante è rustico, si coglie la prima provocazione gratuita per lanciare oggetti contundenti, come olive ascolane, vongole, abbacchi, ai comensali più impertinenti. Verso metà cena arriva il momento clou: senza farlo apposta, immancabilmente, qualcuno rovescia il vino sul tavolo e sui pantaloni del suo dirimpettaio, il quale reagisce con una flebile bestemmia, naturalmente solo se nelle vicinanza ci sono prelati o simii. Si scivola così fino agli ammazzacaffè, accolti con concerti di rutti roboanti.
Infine, quando i camerieri, giustamente iracondi, ci girano intorno per invitarci all'uscita, chiediamo di dividere il conto facendoci 130 ricevute distinte. E' la fine.
La nota positiva è che al mondo ci sono tanti ristoranti, quella negativa è che nella metà di essi non possiamo già più varcare la soglia dell'ingresso.
Mi aspetta una vita di Take Away.
Bene, capita spesso di trovarsi in trasferta coi colleghi e questo dato comporta già un innalzamento esponenziale del grado di difficoltà a mantenere una certa educazione al tavolo. Ma procediamo con calma. Il primo passo consiste nella prenotazione del ristorante o bettola che sia, naturalmente dando un nome falso, preferibilmente di dodici o più caratteri alfanumerici per creare panico all'oste di turno. Fino alla porta di ingresso del locale ci comportiamo da Signori, vestiti discretamente, atteggiamenti elevati, insomma dei distinti uomini d'affari. Il problema è quando si entra. La prima mezzora passa con la discussione col maitre sul nome fasullo della prenotazione, 'inimicandocelo' definitivamente. Una volta seduti, scegliamo la combinazaione più svariata di antipasti o primi o secondi, creando così ordinazioni tutte diverse per la gioia del cuoco, che dovrà ordinare altri 12 set di pentole su MediaShopping. Ci guardano già male. Si parte a mangiare, con la delicatezza di un Galeazzi a digiuno da 20 minuti, facendo una 'caciara' notevole. Se il ristorante è rustico, si coglie la prima provocazione gratuita per lanciare oggetti contundenti, come olive ascolane, vongole, abbacchi, ai comensali più impertinenti. Verso metà cena arriva il momento clou: senza farlo apposta, immancabilmente, qualcuno rovescia il vino sul tavolo e sui pantaloni del suo dirimpettaio, il quale reagisce con una flebile bestemmia, naturalmente solo se nelle vicinanza ci sono prelati o simii. Si scivola così fino agli ammazzacaffè, accolti con concerti di rutti roboanti.
Infine, quando i camerieri, giustamente iracondi, ci girano intorno per invitarci all'uscita, chiediamo di dividere il conto facendoci 130 ricevute distinte. E' la fine.
La nota positiva è che al mondo ci sono tanti ristoranti, quella negativa è che nella metà di essi non possiamo già più varcare la soglia dell'ingresso.
Mi aspetta una vita di Take Away.
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