giovedì 7 gennaio 2021

I buoni propositi

Bisogna pur ricominciare da qualche parte, e per farlo serve una leva. Quella a cui in molti si stanno aggrappando è la nefandezza del 2020. Perché noi umani siamo soliti contare i giri della Terra intorno al Sole, solo per stappare una bottiglia da pochi euro in dirittura d'arrivo e per godere di un termine di confronto, oltre che all'oroscopo di Paolo Fox.

Di solito funziona così: si arriva a fine Gennaio - lamentandosi di quanto sia lungo Gennaio - con un bilancio positivo, anche se ti hanno clonato la carta di credito investendo i tuoi risparmi in Lindor (come dar loro torto). Poi subentra la fase introspettiva, dove si inizia a nutrire il sospetto che l'anno precedente non sia stato poi così male. E così, anche questa volta, ci ritroveremo a Marzo a rimpiangere le giornate sul divano in Smart Working, una mail ogni tre puntate di una serie Netflix. Da Aprile a Giugno dovremo riaprire i battenti alle gite fuori porta, le camminate, i barbecue e, soprattutto, a tutti quei messaggi non inviati del "Ci penso", quando sai già che non andrai perché hai scoperto che l'asocialità è il nuovo status quo. In questi mesi ci mancherà anche il giro colore delle Regioni, perché nessuno ha mai pensato quanto le nostre menti si siano evolute nel calcolare le innumerevoli variabili di quando si sarebbe potuto scendere a pisciare il gatto di peluche.

L'estate, beh l'estate non si tocca. Hai accumulato serialmente voucher vacanze e hai un arretrato di due anni. Perché l'anno scorso - dai che qui non ci legge nessuno -  non hai assolutamente sbracato andando a gozzovigliare - mascherina al gomito - a destra e a manca, gridando "Lockdown a chi?". Tre settimane di ferie filate ti faranno cadere nella solita depressione, che farà pensare: ma come sono stato bene l'anno scorso che ho gozzovigl.. ehm lavorato tutto Agosto senza alcuna ricaduta sul mio stato d'animo. Il resto lo compirà il cambio dell'ora - sì siamo sempre quelli della Terra che gira su se stessa e intorno a cose -, il costo delle castagne, i ponti che non cadono mai bene - tranne quelli che non dovrebbero cadere mai - e i preparativi per il nuovo Capodanno.

Un unico e nuovo leitmotiv ci accompagnerà quest'anno. Debbo (lo scriverei con l'"h" per dare più enfasi), però, ringraziare quanto ci ha accompagnato la scorsa stagione: lo schiaffo del Papa, il modo di indossare le mascherine di Fontana, il fatto che non si possano fare selfie abbracciando persone (ah no?), le autocertificazioni con amabili motivazioni che manco Asimov, le visite parenti, da sempre serpenti ma per necessità koala, la didattica a distanza in pigiama e i genitori che non mettevano in muto prima di tirare le bestemmie, la mancanza di sport - e degli spettatori - che ci ha costretto ad aprire i libri, i litigi sui Social Network, perché homo homini lupus e, caro Hobbes, non avevi visto proprio un cazzo.

Dicevo del nostro nuovo leitmotiv, che già tambureggia da qualche giorno: vaccinosì-vaccinono. Pur sembrando un testo di Elio e le Storie Tese, gli aspiranti scienziati, che attualmente ricoprono le cariche di "tutto cosa sia più lontano dall'essere uno scienziato-ricercatore in ambito vaccinale", la fanno da padrone. E così le tesi più disparate stanno dilagando, da "Io mi fido di Pfizer, ha già dato risultati importanti - sorrisino sotto i baffi", a "Ma va la, molto meglio Moderna, perché mi suona più moderno", fino a "Io non mi fido di quelli che agiscono sul RNA, perché la zizzona di Battipaglia mi causa flatulenza".

Il periodo di vaccinazione sarà lungo, ma ahimè ancor più lungo il tempo di estinzione degli analfabeti funzionali la cui evoluzione è al picco massimo - si spera - in attesa di un ciclico ritorno al primate Lucy, sempre presente in tutti i Sussidiari che si rispettino.

Naturalmente tutte le mancanze citate rispetto all'anno scorso verranno disattese, grazie all'ignoranza di cui sopra, ma è usanza prefissarsi dei buoni propositi, utili poi per l'autoflagellazione dell'anno successivo.

E che gli Hunger Games abbiano inizio, ehm... Buon anno a tutti.

sabato 4 gennaio 2014

Sonno o son desto

'Aprile dolce dormire' è un famoso detto che, recitato a Gennaio, ci fa già calare un'occhiaia fino al ginocchio.
Constatato che non bisogna aspettare il risveglio delle marmotte, per chiudere occhio, è necessario distinguere varie categorie dell'arte di dormire.
C'è chi la applica più volte al giorno, in qualsiasi posizione e luogo. Chi crede di dormire, ma si diletta in serene passeggiate per casa, sui cornicioni o in mezzo alla strada. Chi dorme una volta ogni tre giorni, dopo aver assunto una damigiana di camomilla, corretta a sambuca.

Analizziamo la prima categoria: 'Dormo anche se mi tiri una pietra in un occhio'.
Quale differenze passano tra: Una poltroncina dell'autobus 56/, una panchina dei giardinetti dei drogati, un bagno pubblico, un divano dell'ikea e una panca dell'Oktoberfest?
Nessuna. Chi rientra nella prima categoria elegge ogni piano, inclinato o meno, come giaciglio ideale per il proprio riposo.
Quante volte vi è capitato di intavolare, in un bagno pubblico, un'animata discussione sulle doti di Kick Boxeuse della Canalis ed il vostro interlocutore si è addormentato abbracciato al vespasiano?
Beh a me è successo molte volte e non sapete il fastidio arrecatomi. Più che altro per sapere se la soubrette fosse in grado di dare colpi, oltre che a prenderne.
Per quanto io veda solo lati positivi nell'avere il sonno facilitato, bisogna anche analizzare i contro della situazione.
Pensate di fare una fila h24-no stop alle poste per caricare 4€ sulla PostPay, pregustandovi il prossimo acquisto sul mercato digitale. Il sistema Elimina/Crea Code sta per visualizzare il vostro biglietto alfanumerico a 18 cifre e... crollate al suolo sognando di non trovare coda alle Poste. Il risveglio con gli ematomi provocati dai bastoni dei vecchietti che vi hanno scavalcato senza pietà, non lascia scampo ai vostri sogni di gloria su Amazon.

La seconda categoria è degna di massimo rispetto: 'Scendo a prendere le sigarette, ma non mi disturbo a svegliarmi'.
Il sonnambolismo sarebbe l'arte perfetta. 'Dormire e fare' nello stesso tempo è una conquista inseguita da Einstein, con le sue teorie sulla relatività, fino a Enzo Miccio, con le sue teorie sul niente.
Il fatto di poter essere consci durante le passeggiate dormienti, è un aspetto irrisorio su cui c'è ancora da lavorare. Ma gli ottimi assegni di ricerca, pari ad un buono pasto mensile da 4,20€, elargiti dal nostro paese risolveranno il problema.
Nell'attesa di far entrare nel nostro vissuto quotidiano un sano 'principio di zombie produttivo', se vedete qualcuno in mezzo alla strada, in pigiama, che dirige correttamente il traffico, non svegliatelo.

La terza categoria è quella a cui appartengo: 'Con la valeriana, ci faccio il decoupage'
'Cara ti raggiungo subito, leggo ancora qualche riga dell'autobiografia di Peppa Pig', è la tipica frase di uno che, oltre ad avere problemi d'infanzia, sa già che rivedrà il letto dopo tre giorni.
Chi soffre d'insonnia cerca tutti i rimedi possibili per cedere al meritato riposo quotidiano che tarda ad arrivare.
Ci sono diverse scuole di pensiero. Tanti si abbandonano a tisane e beveroni ajurvedici a base di teina. Risultati:
Ore 23.00: Allucinazione con protagonista Giuliano Ferrara che interpreta lo 'Schiaccianoci';
Ore 01.00 - 07:00: Tappe in bagno con cicli di dieci minuti.
Ore 07:15: Sveglia.
Altri trovano sollievo nella lettura di un libro. Leggere 'I Pilastri della Terra' in una notte non è un'impresa improba, credetemi.
Altri ancora si autoviolentano con programmi degli anni '70 che vengono riproposti sulle amate reti televisive.
Tutti, indistintamente, entrano nel circolo vizioso delle tre fasi dell'insonnia:
  • Sento che ho sonno, mi giro e dormo.
  • Guardo l'orologio, sono già passati tre minuti e non dormo. Oddio che faccio.
  • Mi giro tre volte a sinistra, due a destra, conto 100 pecore, faccio il saluto al sole e poi guardo il soffitto, fino alla sveglia.
Dopo questa analisi accurata sulla dinamica del sonno, ho deciso la strada più giusta per me, sperando di aprire una scia di speranza per tutti coloro che si ritroveranno nell'esperienze citate.

Ho deciso, domani vado a comprare un materasso. Le sole doghe non conciliano più di tanto il sonno.




domenica 14 aprile 2013

L'unità di misura tempo-guardaroba

La rivoluzione del pianeta Terra intorno al Sole non sembrava avere più misteri, dopo che Galileo Galilei scoprì che non siamo piazzati su un'autostrada piatta ed infinita, tale che se perdi il biglietto, per pagare tutta la tratta, non basterebbero i soldi del nostro debito pubblico.
L'orbita ellittica tanto perfetta ed ammirabile dai restanti pianeti, invidiosi in quanto torridi, glaciali, velenosi o inutili, ora assume più la forma della faccia di Hello Kitty.
Escludiamo un'operazione galattica di marketing per adescare gli occhi, o qualsiasi altro dispositivo visivo, di potenziali Clienti di altre galassie, sul brand giapponese.
Tutta questa introduzione che, rileggendola più volte, non trova nessun senso nè logica, per dire che non ci sono più le mezze stagioni.
Nonostante questa mancanza che turba il sonno di molti di noi, bisogna rincarare la dose dicendo che non ci sono più manco le stagioni intere, per la disperazione di tutti i pizzaioli del mondo (questa è un pò fine, vi do dieci secondi per assimilarla e altri dieci per resistere alla tentazione di spegnere il computer).

Ok, se ci siamo ancora tutti, continuiamo questo avvincente trattato di metafisica, applicata al nulla.
Non abbiamo più le quattro stagioni, non abbiamo le mezze (questo è un sollievo perchè con le frazioni abbiamo tutti dei problemi, sin dall'età scolare), ma allora come facciamo a dividere l'anno in più 'tempi-guardoroba'?

Il tempo-guardaroba è una nuova unità di misura del sistema MKS, rinominato in MKS-TG, che scandisce il mutare degli armadi al variare delle stagioni. Al mancare di queste ultime, il tempo-guardaroba potrebbe subire una flessione ultra-dimensionale tale da proiettare la nostra stirpe in un buco nero, assimilabile al salotto di Porta a Porta.
Per evitare questa sciagura è necessario ridefinire le stagione ed associare, a ciascuna di esse, il tempo-guardaroba corretto.

Stagione numero 1: La tundra contemporanea
Ha un tempo-guardaroba di 5 mesi, da novembre a marzo (questi nomi tenderanno a sparire), ed è caratterizzata da potenti agenti atmosferici quali nell'ordine: piogge devastanti, nevicate abbondanti, vento gelido, una giornata di sole da 34°C, un'aurora boreale, un asteroide, il Festival di Sanremo e Natale.
Si consiglia un abbigliamento pesante, tipo la tuta del pazzo che si è buttato dalla stratosfera, dopo avere bevuto 200 litri di RedBull.
Come accessorio, consiglio i MoonBoot da 9,99€ e un marsupio per raccogliere i frammenti di asteroide, da rivendere su ebay.

Stagione numero 2: La stagione del 'cazzomimetto'
Il tempo-guardaroba di questa stagione è di soli due mesi, aprile e maggio, ma lo spazio da dedicare al'armadio può richiedere anche quello dei vicini, attraverso una tecnologia Cloud, ormai di tendenza.
La difficoltà di questa stagione, che gli antichi greci definivano 'marzo pazzerello', consiste nel cambio di meteo all'interno di una stessa rotazione terrestre (un giorno, tanto per capirci).
Infatti nella stessa giornata, si può partire al mattino con la slitta trainata dagli Husky, affrontare una tempesta elettromagnetica verso l'ora del caffè, mangiare un'insalata di riso in infradito a pranzo, farsi una sciata, con abbonamento pomeridiano, con bombardino annesso, e chiudere la giornata a letto con pigiama estivo e piumone ultra-pesante, che raggiunge temperature da altoforno.
La convivenza con la polmonite è d'obbligo e l'abbigliamento consigliato segue la tecnica della stratificazione: biancheria di flanella, polo manica corta, maglione di lana col collo alto, giacca di renna, piumino, sciarpa, berretto con pon pon, berretto con visiera, occhiali da sole, mocassino senza calze e anfibi.
Solo gli ultimi due capi possono non essere indossati contemporaneamente, a meno che non siate un cane.

Stagione numero 3: Gemellaggio con Mercurio
L'ultima stagione, che ricorda l'antica estate, va da giugno a ottobre ed è caratterizzata da un caldo, ma un caldo, ma un caldo che neanche sommando le temperature di tutte le città dell'Africa, si può rendere l'idea.
La caratteristica di questo clima e tempo meraviglioso consiste nel fatto che dura un arco limitato della settimana, da lunedi' al venerdì, che, casualmente, nella società moderna corrisponde alla settimana lavorativa.
Durante il week end o, in modo equivalente, ogni volta che si presenta l'occasione di un matrimonio con celebrazione e/o pranzo all'aperto, si scatenano uragani degni di nota.
Il consiglio sul vestiario porterebbe a girare tutti in mutande, ma il buon gusto e l'arte estetica creano una soglia di pudore, ancora accettabile.
Un ombrellino, con armatura in cemento armato, potrebbe essere utile, nel caso di grandinate assassine.

Per i numerosi amici che mi seguono da sotto l'Equatore, funziona come sempre: invertite le stagioni e usate Google translate, sennò non capite una mazza, come al solito.

Ora che finalmente ho fatto chiarezza, posso aprire con serenità il mio armadio tre stagioni e scegliere cosa mettere stasera per uscire...

...
...

... Vabbè stasera sto a casa, domani si vedrà.

martedì 9 aprile 2013

Perchè guardo Geordie Shore?

Sono arrivato al punto di chiedermi il motivo per cui sono attratto dalla serie televisiva Geordie Shore. Il fatto di pormi questo quesito sicuramente fa guadagnare punti alla mia autostima. Punti che perderò drasticamente, fino a raggiungere numeri irrazionali, nel corso della mia analisi.
Partiamo dall'obiettivo di questa serie tv inglese: rinchiudere giovani ventenni di razza sconosciuta (probabilmente umana, ma è tutto da dimostrare) in un luogo chiuso casa/discoteca/casa/discoteca/casa/discoteca/casa/discoteca/casa/discoteca/casa/discoteca (dovrebbero inventare il simbolo 'periodico' anche per le parole), a bere, gozzovigliare e scambiarsi 'pudici' flirt tra loro o con esterni della stessa specie.
Insomma una sorta di Grande Fratello, in cui le frasi 'bippate' e le immagini 'pixellate' rappresentano il 90% del montaggio (ok, potevo usare un altra parola), creando un mix di suoni, urla, luci e colori da attacco epilettico.
Superando l'impatto iniziale, mi trovo rapito da cotanta libertà di azione dei partecipanti. Mi stupisce, in particolare, il ricircolo dei fluidi corporei che vanno ogni oltre principio dell'idraulica moderna e riscrivono leggi della fisica, mai messe in discussione.
Mi sono forse perso qualche corollario del principio dei vasi comunicanti per cui una quantità di cinque mohito, una volta ingurgitata, non debba essere espulsa in terra ma su cinque persone diverse nelle vicinanze? L'esperienza ha detto questo e abbiamo la prova Tv. Empirismo- Stevino1-0.
Ogni mia più azzeccata e pertinente descrizione degli atti mostrati in questo programma non renderebbe la visione degli stessi, per questo inserirò alla fine di questo trattato socio-psico-pedagogico-etc un link ad un sunto dei momenti più salienti della serie.
Devo però proseguire con la mia introspezione per capire quale sia la molla, al mio interno, che alimenti il mio interesse per questo show.
Escluderei il fascino dell'atto 'limonatia et similia' (ammetto di non sapere declinare il termine 'limonare' in latino; mi sembrava di averlo affrontato in qualche testo di Catone il Censore, ma forse era stato censurato), in quanto trito e ritrito in altre occasioni di solitudini passate.
Toglierei dalle cause imputate alla sindrome di imitazione dell'immagine 'giovanedastrapazzo': per quanto possa essere fashion victim, difficilmente mi vedo con canottiere attillate che evidenziano il deltoide (ce n'è più d'uno vero?), minigonne ascellari, jeans strappati o unghie finte. In più sono vecchio, quindi devo lasciare andare queste mode passeggere ed allinearmi a persone del mio calibro, come look e grado di istruzione, come Oscar Giannino (a proposito, qualcuno lo è andato a cercare, o sta giocando ancora a nascondino da solo?).

Andiamo al sodo. Credo che la mia curiosità verso questo 'modo di divertirsi', se così si può definire, proviene dal fatto che, all'età giusta per farlo, pensavo ad altro tipo:


  • Scambiare la figurina di Abel Xavier, in cambio di una stretta di mano, perchè mi faceva paura;
  • Giocare con le pistole del Sega Master System II, soffiando sulla canna dopo ogni livello superato;
  • Mandare i bigliettini alle ragazze che mi piacevano, facendo sbavare l'inchiostro della penna stilografica, prima che arrivassero a destinazione. Praticamente arrivava un tracciato di un elettrocardiogramma: _____VVVV________OOOOO___ con me?
  • Andare sulle giostre del Luna Park per fare il figo e vomitare nella siepe più vicina.
Dite mica che mi sono perso qualcosa e, SOLO INCONSCIAMENTE, avrei voluto partecipare, all'età e nelle condizioni giuste, a Geordie Shore?  Ma no dai, credo di essere proprio fuori strada.
Tanto, ai miei tempi, la trasmissione più sfrenata e fuori dai canoni era.. 'Il pranzo è servito'; il problema di declinare il verbo 'limonare', non sussisteva proprio.




martedì 14 agosto 2012

Caldo che ti passa.

Giunti ormai nel cuore di questa pazza estate 2012, flagellata da così tanti anticicloni, i cui nomi esauriscono mezza mitologia greco-romana, con i vari Caligola, Asdrubale, Minnie e Clemente Russo, è il momento di tirare le somme.
Per il paradigma di Giuliacci, l'essere umano tende a preferire sempre la stagione opposta a quella che vive:  a novembre si sognano spiagge caraibiche (più realisticamente sostituite da uno stagno, colmo di melma) e ad agosto, afflitti dalla calura, si rimpiange l'allegro meteo del giorno di Ognissanti.
Detto ciò, io rimango costante nel mio giudizio di odio insindacabile verso la stagione estiva.
Il motivo sembra strano, non lo saprei manco dire (cit.), ma non riesco proprio a trovare rimedi contro la calura, che mi annebbia pensieri e movimenti (sono molto più a mio agio a muovermi vestito da omino Michelin, sotto due metri di neve).
Tra i vari consigli ricevuti, sicuramente il più gettonato è stato questo: 'Vai al mare, no? Scemo.'
Visto che apprezzo sempre le critiche costruttive e che sicuramente non minano la mia autostima, attraverso un linguaggio poco consono alla mia sensibilità, ho accettato di buon grado.
Ho preso il motorino, percorso ben duecento metri, perdendo un infradito ogni cento, e sono arrivato, con grande eleganza ad una spiaggetta esclusiva: 23 persone, 12 ombrelloni, 7 Vu' Cumprà e 5 Borse frigo a metro quadro.
** Svenimento numero uno ** (Stile Via Crucis).
Con le piante dei piedi abbrustolite dall'asfalto rovente, mi accomodo ad ottocento metri dal Bagnasciuga: vicino a me uno stambecco e qualche stella alpina.
Riacquisisco morale indossando i miei nuovi occhiali da sole, comprati poc'anzi alla modica cifra di tre euro e con effetto Instagram incorporato.
Li tolgo e....
** Svenimento numero due**
Rianimato da una turista tedesca, neo-campionessa olimpica di Oktobefest, ho tempo di guardarmi intorno, in modo spassionato, ed osservare i personaggi tipici che popolano una spiaggia.
Noto subito una coppia, sulla quarantina, che si cimenta nella disciplina 'Racchettoni agonistici'. Lui, fisicato decadente, impartisce consigli tecnico-tattici alla sua partner, la quale probabilmente per dispetto, lancia costantemente la pallina verso la boa dei 300 metri.
Dopo avere decapitato una decina di sub, il maschio alfa parte con la sfuriata nei confronti della compagna, la quale, in tutta risposta, sbotta con un 'Avrei preferito rivedere per l'ennesima volta, i 100 gol di Zamorano nel Colo Colo'. Pazza Inter amala.
Rallegrato da queste scene rilassanti, gocciolante come i rubinetti, quando non paghi la bolletta, mi dirigo verso il mare per trovare refrigerio.
Schivo alcune teglie di melanzane alla parmigiana, un'impepata di cozze e qualche trippa (nel senso di alcuni grassoni spiaggiati come Capodogli in fin di vita) e raggiungo la riva, allo stremo delle mie forze.
** Svenimento numero tre**
Riprendo vita grazie ad un ghiacciolo gusto 'Polase' e, sfidando tutte le leggi del metabolismo moderno, mi tuffo, in modo plastico, deriso da tutti i bambini presenti.
Il refrigerio è un sentimento oggettivo, non si può discutere, così come le correnti calde provenienti dai miei vicini di bagno ultrasettantenni.
Esco agevolmente conficcandomi nei piedi alcuni sassi e chiamo un taxi per ritornare al mio asciugamano.
Con il passare delle ore (in realtà tutto è successo nell'arco di dieci minuti), noto un lieve rossore sulla mia superficie cutanea, tanto che alcuni bambini mi scambiano per il sole. Ringraziando per cotanta investitura, decido che la mia 'fuga dalla calura', può anche concludersi qui, senza lasciarsi mancar..
** Svenimento numero quattro**

C'erano anche altri consigli del tipo: 'Comprati un condizionatore e barricati in casa, deficiente!'
Può mai una persona che mi dà del deficiente consigliarmi meglio di una persona che mi dà dello scemo?
Figuriamoci, io domani torno al mare sulle note della canzone pluripremiata ' Novembre' di Giusy Ferreri; sperando arrivi presto, Novembre si intende.








giovedì 15 marzo 2012

Palinsesti interessanti

L'epoca del digitale terrestre  ha portato alla distruzione di numerosi decoder, vittime di nervosismo inodtto da segnali deboli ed infrastrutture ballerine.
Come si fa a non capire quei poveri genitori che, piazzando i loro pargoli davanti a 'Boing', si garantiscono un quarto d'ora di relax dalle urla quotidiane. Al tempo stesso, quando il personaggio animato preferito dai vostri figli si 'freeza' per assenza di segnale, come un Andreotti qualsiasi a 'Buona Domenica', la furia delle giovani creature si eleva all'ennesima potenza.
Ma noi, popolo di inguaribili ottimisti, dobbiamo segnalare le nuove opportunità, in termini di Palinsesto, che sono in grado di accrescere il nostro bagaglio socio-culturale, per elevare la nostra razza almeno a livello di mediocrità.
Per questo motivo, è mio obbligo morale sottolineare la varietà di programmi trasmessi dall'emitennte 'Real Time'.
I programmi che si possono distinguere in cotanta magnificenza sono:

Cerco / Vendo Casa Disperatamente
Duplice Format, condotto da Paola Marella, abile agente immobiliare e degno erede maschile di Cristiano Malgioglio, per i suoi capelli Bicolor, che ricordano la lega Rame-Stagno (facevo prima a dire Bronzo, ma il termine lega, attira lettori padani).
Quanti di noi non si sono mai trovati nello stato d'animo di disperazione, in quanto desiderosi di cercare o vendere la propria casa? Il sentimento di disperazione lo legherei maggiormente ad una trasmissione del tipo 'Pago il mutuo regolarmente' o 'Vivo in una casa sovraffolata di extracomunitari, il tutto molto amorevolemente'. Tra l'altro la trasmissione riporta situazioni alla portata di qualunque tasca: gente che cerca villa con 800 ettari di agrumi in fiore a Dicembre in Sardegna o persone che vendono la propria casa solo tramite una ristrutturazione, progettata dall'architetto, rigorosamente omosessuale, di costo superiore al prezzo dell'appartamento stesso.
Nel nostro contesto socio-economico attuale, direi che questo programma ci sta benissimo.
Consiglio di guardarlo, comodamente seduto su un Puff di paglia, nel vostro monolocale in affitto, con in manno una bottiglia di cicuta.

Malattie misteriose
Può alzare la mano chi si ritiene ipocondriaco? Quanti di questi, temono di essersi stirati il muscolo dell'ascella con questa azione repentina? Ok, voi siete realmente ipocondriaci.
Io sono del partito di quelli che non leggono i bugiardini delle medicine, non cercano su google i sintomi dei propri malesseri e manda emissari in farmacia o dal medico di base, per non esssere assalito da dubbi amletici del tipo: arriverò in vita a stasera, per guardare l'ultima puntata di Malattie Misteriose?
Spero vivamente che gli autori di questo programma godano di molta fantasia, che abbiano reclutato comparse e professionisti del make up, per produrre ciascuna puntata.
Sono risuscito a guardare solo pochi minuti, per onore di cronoca, poi ho dovuto girare sul Grande Fratello, per riprendermi. Tutto detto.


Cucine da Incubo
Uno dei cuochi più famosi d'America, Gordon Ramsey, visita le cucine dei ristoranti più beceri della Terra, per riabilitarli nella loro vocazione, nonchè salvarli da imboscate dei NAS (In americano si pronuncia'nès', o forse è piemontese).
La puntata inizia con l'assaggio delle portate prinicipali da parte di Chef Ramsey, che sistematicamente vomita o sputa ciò che ingerisce, per tutto il locale. Ecco, questa scena si potrebbe anche tagliare.
Le fasi seguenti sono: l'intossicazione di alcuni clienti alla cena dimostrativa, il pentimento del cuoco o dei proprietari, la sfuriata di Gordon Ramsey in cucina, il cambio di Menù e dell'arredamento del locale, la cena che riscatta il nome del ristorante.
Due settimane dopo le riprese, i NAS americani chiudono il locale.
Quando si esce fuori a cena, si ha sempre qualche dubbio sul contenuto dei cibi serviti e sulle condizioni della cucina, anche nei ristoranti più lussuosi (almeno da quanto si possa vedere dalla vetrina).
Dopo la visione di questo programma, siete autorizzati a fiondarvi nelle Cucine professionali, armati di Padelle e Decanter, per infierire sui malcapitati inservienti e andarvene senza pagare. Real Time insegna.


Non sapevo di essere incinta
Sei donna, hai un gonfiore di stomaco nonostante tu vada regolarmente in palestra, hai la nausea anche se non guardi il telegiornale e ti mangeresti anche l'abat-jour dell'ikea? Attenzione, potresti essere incinta! A quanto pare tante ragazze, distratte dai ritmi frenetici della vita, non si pongono queste domande e si trovano a sfornare, inconsapevoli, figli su figli su figli.
Contestualmente a questo programma, io sarei potuto essere autore di tanti altri simili come 'Non sapevo di non avere chiuso il gas' o 'Non sapevo che sott'acqua non bisogna respirare' o 'Non sapevo che le mutande non si mettono in testa'. Avrei le possibilità di diventare uno Spielberg delle Serie Tv.
Se non mi venisse da piangere, riderei al pensiero che una ragazza, per giustificarsi a scuola di una preparazione latente potrebbe dire: 'Scusi Prof, ieri ho partorito. Porti pazienza, non sapevo di essere incinta. La poesia del Pascoli, la ripeto la prossima volta, sperando di non dimenticarmi nuovamente altri eventuali stati di gravidanza'.


Potrei scrivere ancora molto su questo argomento, dato che Real Time è uno dei pochi canali che la mia posizione terrestre mi concede di guardare.
La fantasia dell'uomo è tanto grande quanto le sue debolezze: si potrebbero toccare vette di diaspiacere inarrivabili.



giovedì 8 marzo 2012

Tic Tac

La maggior parte degli esseri umani, appartenenti alla società moderna, conduce una vita frenetica, stressante, piena di ansie e controversie; la restante parte siede a Montecitorio. Ognuno sfoga le sue tensioni quotidiane in modo diverso.
C'è chi, al termine della giornata lavorativa, si infila un giubbetto catarinfrangente per correre ai fianchi della superstrada.
Niente da dire, un metodo di scarico notevole, sempre se ti salvi dai Tir che ti incornano come un Toro di Pamplona, trascinandoti per metri di asfalto e trasformandoti in una torcia olimpica, molto significativa.
Sicuramente è una risoluzione definitiva al nostro problema, con i migliori ringraziamenti degli organizzatori di Londra 2012, che sfruttando combustibile umano, potranno investire su qualche mascotte morbidosa.
Va bene, non sono oggettivo: la corsa non mi piace, mi annoia e mi fa pensare ancora di più a quello a cui non dovrei pensare. Sicuramente la mia playlist dell'Ipod che mi accompagna, ferma  al Festivalbar del '96, e le mie ginocchia, prive di gradi di libertà, non aiutano.
Una delle molteplici alternative consiste nell'andare in Palestra. Non posso neanche trovare la scusa della distanza: ce n'è una al piano interrato del mio palazzo.
Voi non potete capire il trauma psicologico di scendere in cantina a prendere un quadro dell'Ottocento inpolverato e ritrovarsi sulla panca a fare una serie da 50 addominali.. in pigiama tra l'altro.
Ho cercato in tutti i modi di spiegare l'incomprensione, ma il nerboruto Personal Trainer aveva visto in me potenzialità inaspettate. Ho dovuto prendere otto bustine di Polase, per riuscire a prendere l'ascensore e tornare a casa.
Ok, non sono dinuovo oggettivo. Anzi devo ammirare coloro che disegnano il loro corpo di geometrie euclidee e poi non riescono a girare il collo perchè la superficie dello loro sternocleidomastoideo è pari a quella dell''Uzbekistan. Chapeau.
Io vorrei giocare a pallone, non mi sembra ci siano controindicazioni. Per organizzare bisogna solo scorrere la propria rubrica telefonica, mandare 96 messaggi, fare una ricarica, mandarne altri 87, prenotare il campo, disdire il campo perchè 'quell'erba sintetica ha i pallini troppo grossi e mi si rovina il completo ufficiale della Tanzania', prenotare un altro campo, trovare il sostituto del sostituto che è dovuto andare alla festa di laurea del cugino di 15 anni. Solitamente, al termine di questo processo, che fa una pippa al ciclo di Krebs, mi ritrovo a giocare alla playstation.
Da questi brevi scorci, solo un occhio particolarmente superficiale dedurebbe che l'attività fisica non fa per me.
Il rischio a cui si va incontro accumulando stress, stanchezza e acido ianulorico ( un pò a caso), è la somatizzazione di questi stati.
La mia preferita è sicuramente la palpebra traballante, ovvero quell'impercettibile movimento cutaneo che conferisce ai tuoi occhi la sensazione di essere sul Tagadà.
Il movimento è talmente impercettibile che gli altri non se ne accorgono, ma tu, per nasconderlo, ti stroppici gli occhi, come fossero gnocchi alla romana.
Tra i molteplici rimedi della Nonna si annovera l'impacco con la camomilla. E' interessante camminare per casa con questa benda alla Tutankamon, che si muove in modo indipendente grazie all'inerzia delle tue palpebre.
Per ridursi in queste condizioni, tanto vale fare un salto in cantina e riprendere il discorso col Personal trainer. Lui vedeva potenzialità, io ora ho una benda pregna di camomilla sugli occhi: mi devrò fidare.

venerdì 24 febbraio 2012

Come scrivere un Best Seller, senza fatica.

Una delle domande ricorrenti, che mi pongo in questo periodo, è la seguente: dove hanno origine le frasi smielose che riempono i libri di Fabio Volo et similia? Capisco che la domanda sia struggente e le ore di sonno perse a notte, ormai fuori da ogni possibile conto della matematica contemporanea.
Escludendo a priori che queste frasi siano frutto di un bagaglio culturale ellenista, nonchè di anni spesi presso le stanze di Oxford, le risposte potrebbero essere innumerevoli.
Come filosoficamente noto, le risposte a quesiti apparentemente insolubili ci si rivelano attraverso le esperienze quotidiane della vita stessa (cit. Fabio Volo).
Per questo motivo, mi sono recato nel luogo per eccellenza dove la vita si esprime nelle varie sfacettature dei suoi personaggi: una panchina di un giardino pubblico. Ho provato anche su una di un giardino privato, ma la mia ricerca spirituale è stata interrotta da un poliziotto.
Erano anni che non sedevo su una panchina simile, forse da quando, poco più che adolescente, un cane (o forse era un bambino), mi azzannò una rotula, credendola la sua pallina preferita. Col senno di poi, fui contento che quel cane/bambino non stesse giocando con palline di dimensioni inferiori.
Chiuso questo breve paragrafo sulle mie ferite interiori insanabili, bisogna dire che sedersi su una panchina è come andare al cinema senza pagare il biglietto e soprattutto senza mettere gli occhiali 3D, i cui effetti nauseabondi da terzo mese di gravidanza rappresentano il più grande flop commerciale dopo le borsette in mais degenerato dei supermercati.
I personaggi che ci possono insegnare la bellezza e l'amarezza della vita sono molteplici. I miei preferiti sono sicuramente i 'pazzi', nel senso buono del termine, s'intende.
I 'pazzi' non sono coloro che soffrono di nevrosi o paure, ma sono quelli che vivono in un'altra dimensione, confezionata e progettata a proprio piacimento.
Io li ammiro, non solo perchè non devono compilare il 730, ma perchè non hanno bisogno di intrattenere relazioni interpersonali con tutto ciò che ne consegue: basta che si immaginino il soggetto con cui vogliono dialogare ed il gioco è fatto.
Ok, dall'esterno sembra che parlino da soli, ma chi è così superficiale da fermarsi all'apparenza? Naturalmente tutti, tranne il sottoscritto, particolarmente interessato a questi dialoghi surreali. Non ci crederete ma, gran parte delle frasette che si leggono in questi libri best sellers sentimental-buonis-tragicomici, sono presenti in questi dialoghi. Capite bene che, prendere un microfono facendo finta di realizzare un servizio socialmente aulico e poi utilizzare i contenuti a proprio piacimento, non è cosa complessa.
L'unico errore da non commettere consiste nell'intromettersi in questi dialoghi-monologhi, incorrendo nel rischio di beccarsi una bottiglia di Brunello di Montalcino da 1.99€ sulla testa. Mi sembra un compromesso onesto.
Un libro non può essere composto solamente da frasette 'da linkare su Facebook, perchè io sono giovane ma molto profondo/a e conosco i problemi dell'animo umano, cioè bella zio'. Per questo motivo, spostando lo sguardo sui 'non pazzi', l'attenzione si ferma sulle mamme che accompagnano i bambini alle giostrine. State calmi, non è nè il momento 'stalker si nasce' nè quello 'voyeurismo che passione'. Le mamme annoiate ai giardini sono meravigliose perchè sono annoiate; per questo motivo il primo input cerebrale è prendere il cellulare e telefonare all'amica preferita, parlandole di problemi con il compagno. Fantastico, la storia principale del nostro libro è pronta! La lunghezza o complessità del nostro intreccio dipende da quanto ci mette il figlio della mamma al telefono, ad ammazzarsi sulle giostrine del parco giochi.
Serve ancora un finale col botto o di quelli che ti aprono le porte per un capitolo successivo. Mi guardo intorno e vedo solo spacciatori o immigrati con Cd di Gigi D'Alessio del 1994. In effetti manca un elemento di sana violenza al manoscritto. Aizzo lo spacciatore utilizzando come miccia la scarsa fornitura della discografia del Vuccumprà e prendo appunti sulle tecniche di lotta.
Unite questi semplici consigli ed il vostro problema più grande sarà tenere a bada milioni di Followers su Twitter, che si complimentano sulla profondità del vostro nuovo libro.

martedì 21 febbraio 2012

Ars Culinariae

Non inizierò il mio ampolloso excursus culinario dall'epoca in cui l'Homo Erectus si procurava cibo e lo cucinava su focolari primordiali. Anche perchè, non stiamo a raccontarcela, nel Brodo Primordiale non c'erano mica organismi unicellulari, bensì i 'Quattro salti in Padella'. Il mio rapporto conflittuale con la cucina è nato ai tempi universitari, quando, vivendo a ben 40 km dalla Terra natia, non avevo modo di trovare, in senso letterale, la pappa pronta. Fatto sta che, tra un integrale, uno studio di funzione ed una partita a briscola chiamata (la proporzione 1:1:1 è naturalmente penalizzante per la briscola), la mia fonte di alimentazione primaria era costituita dai Sofficini. Il mio QI, allora annebbiato da buona parte dei vizi capitali, non mi consentì di leggere le istruzioni per la loro ottimale cottura, tanto da ridurmi a mangiarli/leccarli surgelati. Per 'sapere l'effetto che fa' basta pensare all'idea di un ghiacciolo al gusto di Mozzarella e Prosciutto impanato in fragrante segatura. Solo all'idea, tutte le stelle Michelin del firmamento cadrebbero in un solo istante. Dopo lunghi anni di applicazione e di malattie, tipo scorbuto, mi sono evoluto con l'utilizzo di fornelli, padella ed olio. Il 'Sofficino Perfetto', con il sorriso da pubblicità era ancora distante: a volte gelido all'interno e bollente al di fuori, altre una poltiglia senz'anima, altre ancora telefonavo al pizzeria d'asporto più vicina e raccontavo loro i miei problemi, senza ordinare nulla.
Sono stati tempi difficili, addirittura, in preda al panico di non sapere cucinare, mi mettevo a studiare. Solo molti anni dopo capii che la mia vera vocazione stava nel diventare un cuoco tanto eccelso, da usare i Sofficini solo come arma contundente, contro i vecchietti in fila alla Posta.
In seguito a questa illuminazione, seguirono mesi e mesi di studio profondo dell'arte culinaria, direttamente da fonti purissime come i premi Nobel per la 'Trippa di fagiano' Clerici-Parodi.
Iniziai da semplici soffritti, ancora impressi fisicamente nei muri di casa, per poi passare a primi elaborati, come la pasta in bianco e il riso alla 'Cà di riposo, prima mojo mejo me poso'. La fantasia trasbordava da ogni mio poro e sentivo che gli attrezzi del mestiere non erano mai abbastanza per elaborare i miei piatti. Tutte le televendite di MondialCasa erano mie: facevo aste al rialzo in trattative a prezzo fisso. Padelle, pentole frullatori, sbuccia-patate, trita-ravanelli e modella-pinoli, non potevano mancare nella mia cucina.
Non mi bastava la bontà del piatto; esso doveva presentarsi in una scenografia degna di Daniel Hezelov, o come cacchio si chiama.
Tirando le somme, posso ritenermi soddisfatto di come si sia evoluta la mia passione per i fornelli negli ultimi anni e sento che i margini di miglioramenti sono elevati.
Ora però scappo, che ho i Sofficini sul fuoco.


                                                'Sofficino con sorriso, dipinto col bianchetto'

lunedì 13 febbraio 2012

Quanto chiedono al metro quadro in Antardide?

Ci sto pensando sul serio, credete sia la solita boutade di chi non ha nulla da dire. Va bene, un pò è anche quella.
Fatto sta che fa freddo, ma non fuori di casa dove i bambini restano incollati alle altalene ed i vecchini scivolano per strada come palle da Bowling su piste appena cerate.
Io ho freddo in casa, al caldo focolare della 'propria' dimora. 'Propria' è un pò una parola grossa, diciamo che al 90% è delle banche, al 8% dei genitori, al 1,5% del subaffitario e poi, si il resto rimane nostro.
Capisco che sia difficile anche solo immaginare, dall'alto del proprio Termo autonomo-stufa-Caldaia ad uranio impoverito- buoi  e asinelli, ma io non ho nulla di tutto ciò. Io ho un meraviglioso Termo-centralizzato, dotato di mirabolanti valvole per regolare l'emissione di calore in una scala che varia dal 'niente' al 'con una polmonite almeno ti fai un mese di ricovero e stai al caldo'. Quando mi installarono queste valvole non capii la loro funzione e le schernivo, girandole a mo' di Dj, per pavoneggiarmi davanti agli amici. Ho pagato questo atteggiamento da sbruffone di periferia, al pagamento della prima rata di condominio: ho dato la colpa allo Spread, come mio solito quando le cose non vanno, ma mi hanno spiegato, con qualche pacca sulla spalla, che questa volta non c'entrava.
A parte gli scherzi, non mi sembrava di aver esagerato nei consumi, a parte il fatto che partivo per la trasferta lavorativa il lunedì e tornavo al venerdì, lasciando tutte le valvole girate al massimo. Dicono che in mia assenza, alcuni panettieri locali venivano a cuocere il pane a casa mia, per ridurre i costi. Mi spiegherei quella baguette, che ritrovavo costantemente al mio rittorno.
Va bene, dopo queste scottanti lezioni di vita, da persona intelligente, quale fingo di essere, ho trovato la soluzione ai miei problemi: questo inverno ho girato tutte le valvole sullo '0'. Questo '0' è significativo perchè il mio appartamento ha assunto temperature vicine allo 'Zero Assoluto' (chi canticchia qualche motivetto è scemo, più di me), ovvero - 273°C.
Tanto per non farsi mancare nulla, l'inverno più glaciale dopo il BigBang (chi canticchia è scemo due volte) mi ha accolto tra le sue braccia, come Barbara D'Urso con uno dei suoi casi umani a Pomeriggio 5.
Io non so come facciano a sopravvivere gli altri condomini, visto che alle ore 22, come per magia, il Gasolio sta al mio palazzo come il posto fisso sta alla monotonia.
In effetti,ora che ci penso, all'ultima riunione condominiale non c'è stata molta affluenza.
Ho provato ad andare a dormire prime delle 22, ma, poco dopo il coprifuoco termico, mi sono svegliato coi baffi gelati. E pensare che non ho i baffi!
L'alternativa consiste nell'andare a dormire con la tuta da sci, ancora con lo Skipass coindolante, che ti rende fashion. Ti svegli in un bagno di sudore, perchè alle 7 accendono la fornace comune, pompando il doppio del calore che mi avrebbe scaldato per tutta la notte.
La soluzione definitiva è la rimozione forzata di tutti i termosifoni, da utlizzare piuttosto come comodi divani o tavolini di Art Decò.
Al loro posto una bella Stufa moderna, da 8 miliardi di Kilowatt, alimentata a Pellet, il combustibile del futuro (se continua così, finiremo pure per mangiarcelo).
Altro che tagli e manovre tanto decantate, qui si porge la mano al'evoluzione tecnologica.
Resta sempre aperta la pista del monolocale al Polo, in fondo, l'allenatore professionista di Curling è sempre stato nel mio Dna.

martedì 7 febbraio 2012

Great Migrations

L'abilità di trovare un titolo altisonante per un Post, coincide con la capacità di utilizzare con maestria lo strumento Google Translate.
Il processo di 'inglesizazzione' di frasi o parole è l'attuale forma di marketing più efficiente, in paesi non anglosassoni. L'ho letto l'altro giorno su ' Cioè' ('That is..'), una fonte più che credibile.
Una dimostrazione tangibile di questa teoria l'ho ottenuta con la conoscenza di una persona, che ha tradotto il suo nome e cognome in inglese e li usa correntemente nella vita privata così come sul lavoro.
Per dire Antonio Rossi, diventa Anthony Red. Giacomo Palledifuoco, Jack Fireballs. Ok, mi sto lasciando prendere la mano. Provate a trasformare le vostre credenziali, in effetti ti conferisce un certo tono. Dopo cinque minuti, ti senti già un cretino.
Poi queste persone ci credono sul serio, è proprio un meccanismo inconscio difficilmente sradicabile. Dialogo di esempio:

Io: Ciao Antò!
A: ...
Io: Antò che non mi saluti?! Te stai agitato?
A: ...
Io: Anthony, do tou want a cup of tea?
A:  Thank You!
Io: Mavatteloapiglià...No problem.

Nb: Non so perchè ma nei dialoghi, io devo sempre avere il piglio del romano. Concedetemelo.

Fatto sta che prenotare un tavolo per quattro a nome Anthony Red, mi creerebbe un attimo di imbarazzo, oltre all'elevata probabilità di restare a digiuno.

Ma sorpassiamo agilmente questo cappello introduttivo, senza capo nè coda, per addentrarci nell'argomento principale dell'articolo: le grandi migrazioni!
Quando ero giovane e avvezzo ai lussi sfrenati della vita, feci l'abbonamento a Sky, con la scusa di guardare i documentari sulle grandi migrazioni.
Quando ancora non pagavo in prima persona il cospicuo contributo Tv, dovevo giustificare a mio padre, in modo nobile, questo mio volere.
Così mi inventai una fortissima vocazione per le teorie Darwiniane e per tutto ciò che coinvolgeva Madre Natura, aggirandomi per casa con bussole e cartine della Mesopotamia, scaricate da Tuttosfondi.com.
La mia farsa ebbe buon esito e non appena mi arrivò il segnale in casa, iniziai a guardare una media di cinque partite di calcio al giorno, in barba ai sumeri, azzerando la mia già 'sfrenata' vita sociale.
Quando, anni dopo, dovetti iniziare a pagare io stesso la tassa mensile per godere di cotanti benefici televisivi, i sensi di colpa mi obbligarono a guardare veramente 'Great Migration' su Discovery Channel.
Fu a quel punto che imparai tutto sulla natura e sulle dinamiche che coinvolgono la fauna in essa residente.
Upupe canadesi che danzano come Bobo Vieri, nel massimo momento di fertilità. Le upupe non Bobo Vieri, si intende.
Antilopi del Burkina Faso che segnano i loro territori con bile e liquidi vari, ritrovabili solamente all'interno delle bottigliette di Gatorade.
Ramarri del Belize che si fingono morti, nonostante già perfettamente mimetizzati, e vengono schiacciati da un turista giappponese.
Madri che mangiano figli, figli che mangiano padri, padri che si pavoneggiano prima di essere mangiati dai figli.
Insomma, scende di vita vera in HD e in 3D. Un tale realismo che, appena vedo alzare la gambetta all'antilope di turno, sono già lì con la segatura che ricopro il pavimento intorno alla TV.
Ma io dico, si può fare questa vita? Si può? Ovviamente si e pago pure per farla.

Tornando ad argomenti meno aulici, come l'urina del Macaco del Togo, volevo solo dire che ho preso spunto da queste specie così inteligenti e scafate dalla vita, per migrare dalla piattaforma Splinder a quella Blogspot.
Migrazione forzata dalla chiusura di Splinder: strano era così funzionale ed efficiente!
Va bene, ora sono qui e probabilmente anche su Discovery Channel.


martedì 1 novembre 2011

La giungla del mercato

Il rispetto che nutro nei confronti di coloro che si alzano alle 4 del mattino, per ‘farcire’ il furgone, macinare un centinaio di km, ‘svuotare’ il furgone, allestire un banco, vendere, smontare il banco, ‘ri-farcire’ il furgone, e ri-macinare un centinaio di km, è infinito.

Tanto per rendere l’idea, le poche volte che mi sono alzato, prima del sorgere del sole, ero talmente mal preso che ho fatto la pipì nella lavastoviglie. Non vi dico come sono venuti i piatti, quella volta.

Al di là di ciò, la vita dei detentori di un ‘Banco del mercato’ è durissima: non ci sono feste, né giorni di riposo, si lavora al gelo d’inverno e sotto la calura estiva, senza soste.

Bisogna però tenere presente che è altrettanto complesso se non delirante, recarsi al mercato come Cliente.

Il mercato è un luogo mistico, ha una dimensione a sé stante e la densità umana rasenta le soglie dei bassifondi di Nuova Delhi. Non so per quale motivo della fisica contemporanea, ma nel giorno settimanale dedicato al Mercato, nessun cittadino lavora, i bambini non vanno a scuola, i ladri non rubano in banca e i pensionati non guardano i lavori per strada. Il nostro PIL, vanto di un paese in salute, ringrazia.

La logistica di ciascun mercato impone due entrate principali, ognuna delle quali presidiata da almeno un personaggio che suona la fisarmonica, possiede un cane, sdraiato su una coperta, ed è privo di un arto. I suoi guadagni giornalieri superano di molto quelli di un operaio medio.

Proseguendo per il percorso, si possono notare numerose file parallele di banchi, che lasciano una via molto stretta per i passanti: è sufficiente l’incontro di due passeggini in direzioni opposte, per ricreare i tipici ingorghi del Grande Raccordo Anulare. Non importa la grandezza della piazza o il numero di banchi: la legge, non scritta, impone la vicinanza dei banchi in modo da mandare in completa confusione il povero passante di turno che, tra una padella antiaderente, una mano ‘raccoglipolvere’ e una borsa di ‘Grucci’, si ritrova ad acquistare un pollo ruspante vivo.

Infatti i mercati, solitamente, non sono divisi in zone per tipologie di articoli venduti.

Mentre sei intento a misurarti delle ‘Babbucce’ di tela himalayana, pregando di non appoggiare il piede sul cemento rovente o innevato, a seconda della stagione, vicino a te c’è qualcuno che compra metri di tende, di gusto opinabile, o si misura mutande XXXL.

I banchi di maggiore appeal sono quelli del cibo. Il più acclamato è di gran lunga il pollivendolo: centinaia di polli roteano su loro stessi, come lune di Giove, in attesa di abbronzarsi ed accasarsi nella casa di persone umili e affamate, che nel frattempo si tirano amorevoli gomitate per avanzare nella fila chilometrica. Salami, formaggi, stoccafissi e zuccheri filati librano i loro aromi, creando nausee repentine da secondo mese di gravidanza.

In questo tourbillon di emozioni, avanza inesorabile la ‘casta’ dei cinesi. Sono i primi ad arrivare e gli ultimi a sbaraccare, hanno una varietà di oggetti che farebbero invidia ad Harrod’s e i prezzi, manco a dirlo, sono irrisori.

Sulla qualità, cosa dire, posso usare il termine impeccabile? Lo posso veramente utilizzare? Assolutamente no. Mi sono azzardato a comprare un paio di auricolari, per la musica. Non che mi aspettassi un impianto della Bose, per carità, ma questo ronzio nelle orecchie, che manco nelle campagne pavesi, agli inizi di Luglio, un po’ disturba il suono. Sarò stato sicuramente sfortunato io, perché mi sembra gente veramente professionale.

Insomma, tirando le somme, il mercato è un luogo per gente di esperienza. Non bisogna porsi obiettivi di acquisto, ne usciresti sicuramente con un oggetto opposto al tuo bisogno. Ci si deve far trascinare dalla corrente ed andare d’istinto: io ne sono uscito con un paio di auricolari sibilanti, una gallina da combattimento e una stella di Natale.

Un buon bilancio, considerando che avevo bisogno di due paia di calze di spugna.

martedì 6 settembre 2011

No Alpitour?


Qui lo dico e qui lo nego, i Tour organizzati sono uno dei mali del secolo, dopo Twitter e la tessera Soci Coop.

Ci sono varie categorie di vacanzieri: Gli Avventurieri, i quali preferiscono una notte in sacco a pelo nel deserto del Gobi, piuttosto che il resort a 5 stelle; Gli Oziosi, che senza un mohito su un divano di alcantara alle 18:30, possono denunciare gli organizzatori del viaggio; I Delegatori, ovvero quelli che entrano in agenzia di viaggio, strisciano la carta e si siedono sull'Aereo. Io faccio sicuramente parte di quest'ultima categoria: se vado da qualche parte, la mia unica preoccupazione deve essere trovare l'omino del Tour Operator all'aeroporto (missione, vi garantisco, per niente semplice). Ci sono, però, notevoli controindicazioni a questi Tour organizzati, tra cui i ritmi di visita frenetici, la poca indipendenza, lunghi trasferimenti su Autobus degli anni '70 stile figli dei fiori, etc.. Con lo spirito di una persona che vuole visitare un determinato luogo e con qualche droga leggera, questi problemi si possono superare. L'elemento più difficle con cui convivere, in questa esperienza, è la persona, o meglio il gruppo di persone che la sorte ti ha regalato in dote al viaggio. La varietà degli elementi può raggiungere vette inestimabili; la costante comune è che tutti, a loro modo, rompono le palle. Di seguito propongo un elenco degli stereotipi cardine, che potete ritrovare in ogni viaggio organizzato.



Famiglia con prole unitaria

Uno studio scientifico, validato dalla rivista Chi, ha dimostrato che l'80% delle coppie con un solo figlio scelgono tour organizzati con l'obiettivo di smarrirlo in loco. E' matematicamente prevista all'interno del gruppo almeno una di queste famiglie. Solitamente il figlio/a ha 8 anni, è in piena fase del 'perchè?' e la crescita ormonale è ferma al livello Pikachu. Buona parte del viaggio dedicata alla visita di luoghi meravigliosi, viene dirottata sulla ricerca di metodologie atte ad eliminare la presenza del pargolo, con l'aiuto dei genitori.



Ho 34 anni e sono single

Fantastica nomination per tutte quelle donne che, per non so quale motivo, si uniscono a questi gruppi vacanze, con la scusa di essere grandi amanti dei viaggi e della cultura, quando chiaramente mirano a limonarsi la Guida.

Una scena memorabile si presenta quando la guida dedicata è una donna. A quel punto, affrante per il mancato raggiungimento dell'obiettivo, si lanciano in spettacoli di danza del ventre e spettacoli di cabaret.

Nota bene: qualsiasi tour voi facciate, indipendentemente dal posto, queste due attività non mancano mai (anche nelle isole Far Oer).

Per questo personaggio la gita finisce con 212 contatti Facebook, altrettante mail e cellulari, tutti palesemente falsi e raccattati sui cessi degli autogrill locali.



Il Giullare di corte

Altra presenza fissa è colui che ricopre il ruolo di collante del gruppo. Non hai ancora messo piede sull'aereo che ti sta raccontando una barzelletta sulla sessualità della popolazione locale. Scoprirà solo più tardi che la persona a cui ha raccontato la barzelletta, fa parte della popolazione locale. Al di là di questi approcci la sua presenza si fa sentire a più riprese, dai cori contro l'autista sul Pulmann, agli scherzi ai camerieri fino al boicotaggio, tramite lassativi, della guida la sera prima della tappa più impegnativa. Solitamente è originario delle terre toscane o di torvaianica.



L'intellettuale

L'intellettuale del gruppo si riconosce subito: ha il manuale 'Gold Edition' del Touring Club e l'obbiettivo della macchina fotografica più pronunciato. Inoltre è sempre nel raggio di 3 cm dalla guida, si prepara le domande della visita successiva durante i pasti e siede sempre in braccio all'autista. E' spesso oggetto di 'perculamento' dal giullare di corte e, solitamente, si annota su un diario le esperienze di giornata e le spese sostenute. Se proprio siete fortunati, potete essere accompagnati da una coppia di intelletuali, ma solitamente uno dei due finge interesse per ottenere ciò che vuole in albergo.



Gli asociali

Solitamente è presente una coppia che si distacca dal gruppo per tempi, modi di vivere e atteggiamenti. Non si capisce se questo è dovuto a caratteristiche intrinsiche della coppia o alla nausea provocata dagli altri componenti del gruppo. Questi declinano ogni invito alla socializzazione, come il torneo di Scala 40 e il gioco 'Obbligo e Verità'. Anch'essi sono vittime sacrificali del giullare di corte.



Non saprei bene in quale categoria inserirmi, potessi ricoprirei volentieri il ruolo di 'Figlio con il livello ormonale di Pikachu', ma del suddetto personaggio mi rimangono solo le gote rosse e le scariche elettriche, quando penso all'esperienza di un Tour organizzato.


venerdì 11 marzo 2011

Le tempistiche dei barbieri moderni


Poniamo il caso che io sia la persona più serena e pacata della Terra, un incrocio tra un putto e Gigi Marzullo. Secondo voi, può essere possibile perdere il 25% del vostro agognato weekend per una pratica come il taglio della propria chioma? Potrei capire avessi la chioma di Re Sole, ma ho una stempia tale che mi hanno proposto di fare la Meridiana in un casolare modenese, sfruttando il mio ciuffo solitario e la rotazione terrestre. Lasciando un attimo da parte queste amare considerazioni, il fenomeno delle tempistiche dei barbieri moderni è un tema importante da trattare. Solitamente chi può tagliarsi i capelli solo il sabato è inibito dal prendere appuntamento ed è quindi soggetto a mettersi in coda. L'aspetto caratteristico consiste nel fatto che, a qualsiasi ora tu varchi l'ingresso, hai sicuramente tre persone davanti. Al mattino presto è il turno dei vecchietti. Sarebbe troppo semplice pensare che i pensionati possano sfruttare i giorni infrasettimanali, lasciando spazio agli sventurati lavoratori. Ed è semplice: loro vanno tutti i giorni della settimana dal martedì al sabato, dalle 8:30 alle 9:00. Mancherebbe loro solo il timbro del cartellino e il buono mensa, per superare definitivamente la sindrome post pensionamento. Quindi se una persona vuole occupare il suo tempo di attesa, ascoltando narrazioni sulla prostata altrui e racconti della guerra fredda, sa bene a che ora recarsi al patibolo. Il primo pomeriggio, invece, è forse l'arco temporale che preferisco. Esso è sede degli adolescenti accompagnati dai genitori. Il massimo dello splendore si ha quando il padre, completamente calvo da dieci anni, accompagna il figlio con i capelli della stessa consistenza volumetrica di quelli di Caparezza. Passano così mezzore su mezzore in cui il glabro genitore traccia linee e dinamiche, che la fisica moderna non saprebbe spiegare, indicando al barbiere di turno come scolpire l'elmo del figlio sulla sua proiezione mentale: solitamente finisce col figlio rasato a zero e il padre con il pizzetto di Gandalf. Io osservo attonito, abbozzo un'applauso a cotanta espressione della legge del contrappasso e continuo a leggere la valutazione di tutte le moto usate su 'In sella' (penso ci sia una convenzione tra questo mensile e l'associazione italiana barbieri). Il turno pre-serale prevede la presenza degli amati giovani che necessitano di un restiling in vista della serata, al fine di aggiungere un paio di limonate alla loro collezione virtuale. Ed è così che ci si ritrova a vedere scene di bilanciamento di creste nell'ordine dei millimetri, ingellamenti alla soglia del mastice e disegni tribali scolpiti su giovani crani. Manco a dirlo che queste operazioni richiedono ore, tanto che i ragazzi escono dal barbiere e vanno direttamente a fare colazione, dicendo di essere appena usciti dalla 'disco' e che è stata una serata 'troppo cool, bella lì, check it out, carpe diem'. Davanti a questi comportamenti, inizi addirittura a pensare che l'LSD è diventato il male minore.

Mettiamo che, fortuitamente, arriva il tuo turno. Ti ritrovi così spossato che cerchi di pensare a quale sia il taglio più veloce, che ti permetta di uscire da quel lazzaretto di antropologia spiccia. Nel frattempo il barbiere inizia a raccontarti tutta la sua gavetta nei bassifondi di Londra, dove esercitava la sua professione in cambio di un pacchetto di Lucky Strike. Confesso che una volta, preso da un'inquietudine che mi aveva colto solo durante una coda alla Motorizzazione Civile, ho chiesto solo di lavarmi i capelli e manco di asciugarmeli. Era dicembre e passai i succesivi due mesi in Broncopneumologia. Lì, il barbiere viene al tuo domicilio, non parla ma taglia e basta. Tre minuti di orologio. Semplicemente divino.

Quindi fatemi capire: per avere un taglio rapido e mentalmente indolore del mio potere tricologico, mi basta studiare un metodo di ricovero ed il gioco è fatto? Molto bene, mi sento già un lieve soffio al cuore, mi sa che è l'ora di tagliarsi i capelli.


sabato 22 gennaio 2011

Ma non eravamo sul set di Lost?

Vi è mai capitato di fare il Check-In perfetto? Signori, credetemi, esiste sul serio, non come gli spettacolini stile 'Colpo Grosso' ad Arcore. Arrivo in aeroporto e vedo una coda di gente che manco all'Esselunga, quando mettono i pelati in offerta. Mi metto in fila, da buon italiano medio, e inizio ad ascoltare il racconto della vacanza sul Mar Rosso di una coppia di sessantenni. Io arrivavo da una settimana di 68 ore lavorative, 'bambino cinese che cuce i palloni style'. Lo sgomento mi stava cogliendo, quando un'angelo di Co.Co.Pro vestita, targata Alitalia, mi chiede se mai volessi azzardarmi in un Fast Check-In. Le rispondo che sono un tipo da relazioni durature. Lei mi spiega la situazione, mettendo l'accento sul fatto che non si trattava di un tentativo di stalking. Mi dirigo da questa macchinetta magica ed in due minuti circa ho il mio biglietto in mano. I due vacanzieri stavano ancora raccontando la prima serata al Villaggio turistico. Porgo loro un gesto dell'ombrello platonico, che pagherò caramente dopo poche ore. Mi accingo al Metal Detector, altro duro ostacolo da superare. Eseguo brevemente un'analisi delle razze presenti in fila e mi distanzio da quell'ariana, avvicinandomi ai più meticolosi e sbrigativi asiatici. A trecento metri di serpentone di coda, scorgo un'occhiata fuggiasca di uno dei controllori, che sta aprendo un nuovo metal detector. Distraggo i nipponici, sostenendo la drastica caduta dell'indice Nikkei e avanzo inesorabilmente. Per non subire l'onta di far suonare l'allarme, passo il controllo in mutande e in calzini di flanella, spettacolo imbarazzante. In meno di 15 minuti ero riuscito a sbrigare tutte le pratiche burocratiche più noiose, le stesse che a volte ti fanno preferire un Pedalò all'aereo. Dovevo solo sedermi al mio posto e leggere il catalogo dei gadget, offerti a modici prezzi, dalla compagnia di bandiera. Purtroppo sono una di quelle persone che credono che tutto il credito di sorte acquisito, prima o poi, devi restituirlo con gli interessi. Il mio 'prima o poi' è stato più prima che poi. Mi dirigo verso il mio posto, autoassegnatomi sagacemente: terzultima fila, finestrino, attaccato ad uno dei motori. Già solo nelle fasi di preparazione al decollo, la sensazione è quella di avere la testa in un Phon gigante, similitudine beffarda vista la mia non più rigogliosa chioma. Sento di sfuggita che, sulla destinazione di arrivo perversa un lieve maltempo. Capirò solo a posteriori, che il pilota aveva usato un eufemismo abbastanza marcato, in quell'occasione. Infatti durante tutta la tratta, l'aereo non è mai riuscito a tenere una linea costante. Questo ritmo sinuosoidale, oltre a comportare il rifiuto della mia porzione di salatini che mi spettava di diritto, portava inquietudine e stralci di 'vomitino' in me e nei miei compagni di sventura. La vecchina, mia vicina di posto, aveva gli occhi chiusi, non si muoveva ed era rigida. Mi sono detto: 'Cazzo, la valeriana fa miracoli'. Traballanti come un 'Tagadà' ci apprestiamo all'atterraggio ed io ero già al terzo giro di rosario, anche se non credo di averlo recitato nella maniera consona alla religione cattolica. A 50 metri dalla pista, ondeggianti come il Pendolo di Focault, con una tensione a livelli altissimi, chiedo i miei salatini. Il pilota non gradisce la tempistica della mia richiesta e fa impennare l'aereo come fosse un nuovo decollo. Solo a quel punto ho pensato che il suo compenso era chilometrico ma, nonostante ciò, non mi è sembrato un gesto eticamente corretto. In realtà, in quegli attimi frenetici, mi ero già immaginato in un'isola deserta, piena di misteri e di gente che si vuole ammazzare l'un l'altra per accaparrarsi l'ultima bruschetta rimasta. La mia razionalità, sempre ben presente, mi ha fatto poi notare che, nei pressi di Genova, ben che vada, puoi atterrare su un'acciaieria, che non è proprio la location ideale per un Serial televisivo. Alla fine, siamo stati condotti in un'aeroporto 'vicino', per poi essere caricati su carri bestiame, verso la destinazione reale. Sono arrivato a casa che il week end era già finito e il giorno dopo c'era una aereo da prendere. Il succo della storia?forse avrei preferito che il Fast Check-In fosse stato un tentativo di stalking.

lunedì 6 dicembre 2010

Lunedì in casa Ratzinger

Mi aggiravo furtivo in Piazza S.Pietro quando, tra una foto a 'er cupolone' ed una alla turista gnocca di turno, ho notato che le luci della cameretta di Papa Ratzi erano accese. Già me lo immaginavo sul suo letto a castello della Foppapedretti, che ciondola i suoi piedini con le 'babbucce' rosse, che manco Briatore, nel periodo più fulgido, osava indossare. Mi sono chiesto cosa possa fare Sua Santità in un piovoso lunedi dicembrino. Ho subito scartato l'ipotesi 'calcetto con gli amici', dato che era in casa e che l'umidità della giornata poteva far riaffiorare la pubalgia contratta durante la Coppa delle Fiere del '68.

La seconda idea che mi è balenata per il cervello consisteva nella serata 'Kebab e Grande Fratello': passi per il Kebab, che potrebbe minare alla sua vita quanto una polmonite, ma Il GF proprio non era possibile; non tanto per i contenuti oltraggiosi, data la presenza di Alfonso Signorini, quanto al fatto che non ho visto alcuna pubblicità relativa al passaggio al Digitale Terrestre, per Città del Vaticano. E se mai passassero al DT, a maggior ragione, non si vedrebbe una beneamata mazza.

Andando avanti nelle mie illazioni, ho addirittura pensato che il lunedì di Benny fosse dedicato al corso di Latino Americano. Visto il suo Status Sociale, potrebbe benissimo permettersi un Garrison a domicilio che abbozza fondamenti di Bachata, al ritmo del nuovo pezzo di Shakira 'Loca'. Immaginandomi poi Ratzi con una camicia di seta nera, aperta su un petto villoso fasullo comprato all'Oviesse, e una rosa in bocca, ho capito che Il Prelatissimo è più tipo da danza Hip Hop.

Scartando per ovvi motivi le opzioni pizza con fidanzata, visione del Bluray 'Il diavolo veste Prada' e serata di Texas Hold'em con Milingo, mi rimanevo pochi margini di immaginazione.

In realtà mi sono anche immaginato Benny con le cuffie di Skype collegato online a giocare a Call of Duty, ma mi sembra di aver letto su Men Health, che preferisca i giochi tipo Civilization.

Insomma, io qualche ipotesi l'ho buttata giù e penso che siano più che credibili.

Poi magari lo scenario è molto più canonico: una camomilla, una pagina del libro 'Angeli e Demoni' e via nel lettone a baldacchino settecentesco. No dai non è possibile, secondo me almeno Garrison, da qualche parte c'è, me lo dovete concedere.

lunedì 22 novembre 2010

Agorafobia portami via


Quando una persona ha la sfiga di essere afflitta da una delle tante nevròsi, che la mente umana è in grado di partorire, si aprono due scenari possibili: o la persona in questione inizia a parlarne, oppure prova a risolverla. La prima casistica prevede l'atto di favellare delle proprie sventure, comodamenti sdraiati su un divano di pelle di canguro, con alle spalle un signore di mezza età, in costante stato di dormiveglia, stlie marmotta il 13 Dicembre. D'altra parte c'è la strada più difficile da percorrere, ovvero quella di sbattere la testa nelle proprie seghe mentali per cercare di sconfiggere questo autoerotismo svantaggioso (non avrei mai pensato, in vita mia, di potere accostare le ultime due parole).

In apertura di questa nuova eccitante sezione del blog, oggi parleremo di Agoràfobia, ovvero il timore di presenziare in luoghi pubblici affollati.

Una possibilità, per risolvere questa problematica da non sottovalutrare, consiste nel recarsi in discoteca. Proprio così, niente terapisti, agopuntura, tisane al guaranà, libri di Moccia: basta armarsi di 15 euro, una giacca di Zara e un cappello stile Jonathan del Grande Fratello, per non dare troppo nell'occhio in caso di attacco di panico. Conciàti in questo modo, ci si reca alla più vicina discoteca, la più affollata possibile; la balera delle feste dell'Unità non è nel range di sovraffollamento minimo, previsto da questo percorso terapeutico.

La prima difficoltà da affrontare sta nella coda all'ingresso: decine di giovani sovraeccitati si sfregano su di te, per passarti davanti, scatenando un principio di iperidrosi; in questa evenienza, posa le tue dolci spugnette, disegnate a forma di mano, sulle spalle di costoro, indicandando loro la fantomatica presenza di David Guetta, e passate davanti (autoconvinzione +10, totale -90).

Una volta arrivati al guardaroba, ricorda di infilare guanti, sciarpe, berretti nelle maniche del cappotto, sempre se all'uscita vuoi mantenere un equilibrio intestinale. Molto bene, siamo dentro e non ti muovi; provi a contrastare un flusso, che manco un salmone del Quebec saprebbe affrontare, ma sei sempre lì nel punto di partenza, solitamente nei pressi della latrina, dove la gente vuota le proprie visceri. In questa precisa situazione, inizia a mancarti il respiro, devi agire in fretta: ti devi girare nella direzione perpendicolare al bancone del bar e sussurrare alla persona di sesso opposto più vicina a te la seguente frase: 'Sei la ragazza/o più carina/o del locale, peccato questa mia piccola indisposizione, chiamata sifilide'. Tempo 30 secondi e ti si apre un varco della larghezza di una corsia autostradale, illuminata da led di varie colorazioni, che ti porta direttamente al bancone: ordini una coca-cola (che fingerai essere un cuba libre e pagherai in monete da 5 cent, per guadagnare tempo) e respiri profondo per 5 minuti (autoconvinzione + 50, totale -40). Dalla visuale del Bar puoi carpire le zone a maggiore densità, ovvero dove ballano le fighe; dalla parte opposta ci sono gruppetti di nerd vari: recati in mezzo a loro ed avrai spazio di movimento, nonchè possibilità di eccellere rispetto alla media di questa zona della pista (autoconvinzione +30, totale -10). Col passare del tempo, la gente inizia a diradarsi perchè una buona percentuale sta limonando e quindi tiene meno spazio; gli altri stanno vomitando nella latrina, precedentemente citata. il peggio è passato e addirittura puoi tentare di alzare le braccia nel tentativo di ballare (autoconvinzione +10, totale 0). Ora puoi recarti, con disinvoltura, al guardaroba, riprenderti i tuoi abiti e dire tra te e te: 'In effetti a casa si sta meglio, però, la prossima volta, un limonino ce lo potrei anche buttare'.



Per un corretto percorso terapeutico, è necessario consumare questa procedura per una volta a settimana, per la durata di un mese, ripetibile, scaribile dal Sistema sanitario nazionale.


sabato 6 novembre 2010

La solitudine degli esteti primi

Esteta, dal vangelo apocrifo secondo wikipedia, è colui che apprezza il bello, in ogni sua forma. Se, per esempio, un esteta vede un piccione perfetto in forma, dimensione, colore, nonostante sia la bestia più malata della Terra, potrebbe anche limonarselo. L'esteta non ha il potere della soggettività nel giudicare ciò che è bello e ciò che, invece, può provocare spasmi di diarrea acuta. Per lui/lei una qualsivoglia cosa è esteticamente piacevole in quanto essa è oggetivamente perfetta in simmetria, stile, proporzioni. Se vi è capitato di andare a Roma e di vedere una persona imbalsmata per quarantacinque minuti con lo sguardo puntato al Colosseo, beh di certo non stava aspettando l'autobus 452/ per andare a Torvaianica. L'estasi può cogliere l'esteta davanti al suddetto Colosseo, come davanti ad un cesso della Pozzi e Ginori, quindi se uno si vanta di avere questa qualità, potete senza ripensamenti, dargli del deficiente. Il problema dell'esteta, al di là del fatto che, avendo sempre lo sguardo puntato ad un oggetto, ha una maggiore probabilità di essere investito o di prendere dei pali nella faccia, è il rapporto con l'altro sesso. Soprattutto se la persona in questione ama il bello, ma tanto bello non è. Questo è il caso degli Esteti Primi, i quali pur avendo il viso di Malgioglio e il fisico di Maria Teresa Ruta (il minotauro, a confronto, potrebbe essere Miss Italia nel mondo), riescono ad innamorarsi solo delle 'strafighe'. Lo stesso discorso vale per il lato femminile: donne con i lineamenti simili ai pupazzi gonfiati ad elio che salutano all'ingresso delle fiere, sbavano solo su affini di Gabriel Garko.

Gli Esteti primi, per non andare incontro ad una vita di solitudine, devono impegnarsi in un difficile adattamento darwiniano. Così come secoli e secoli fa le giraffe dovettero allungare il proprio collo per raggiungere le foglie sugli alberi più alti, gli esteti primi dovranno allungare le mani su esseri umani, che minano i loro principi di beltà. Ed è cos' che un giorno, sperando prima che il Sole ci bruci tutti o le acque invadano i nostri garage, adibiti ad appartamento, due Esteti primi si incontreranno e non si respingeranno l'un l'altro come due elettroni. Esprimeranno semplicemente il loro disprezzo estetico reciproco e passeranno le domeniche, tra una mostra di Chagall e una presentazione di un libro di Aldo Busi. L'alternativa consiste nel sentiemento di Pietas delle strafighe/i oppure nella speranza che esse/si confondano il significato di Estetica con Estetista e non importi loro più di tanto, avere una relazione con un cassonetto della rumenta, provvisto di cuore e cervello.

domenica 17 ottobre 2010

Cotto e smangiato

Capisco che essere moglie di Fabio Caressa, che in intimità è solito chiamarti Dinho e una volta espletati i bisogni mattutini urla per 4 volte 'Campioni del mondo', non sia un ruolo facile da interpretare. Questo però non giustifica Benedetta Parodi nell'aver ideato e messo in produzione un programma televisivo come 'Cotto e mangiato', dopo opportuna pubblicazione dell'omonimo libro. Ora, passi la stesura di cotanto manoscritto, visto gli stimati autori che oggi riescono a sfornare opere di inaudita profondità, tipo Licia Colò e Nicola Legrottaglie. Il programma no, o meglio non così. Se vuoi fare un programma di cucina in cui mostri di sapere spadellare, innanzitutto ti devi calare nel contesto. Non dico che la Parodi si debba conciare come Suor Germana, ossia casta, velo in testa per non impastare capelli e citazioni bibliche ogni tre secondi. D'altra parte non può neanche presentarsi in Tv, all'ora di pranzo, con certi decoltè che, sinceramente, non penso aiutino a dar forma agli gnocchi alla romana. Sì, Benedetta è abituata così: nella sua umile cucina, fatta a studio televisivo, si destreggia in un comodo tailleur grigio fumo di londra, su cui si appoggia una collana di perle di Mars Alam. Ammicca alla telecamera quando sbatte le uova e monta la panna. Mai una scena in cui si vede operare a figura intera la cuoca provetta: faccia ammicante- mani-faccia-mani. A meno che non si tratti di spalmare la nutella sulle torte. Ipoteticamente, quei piatti potrebbero essere cucinati da Emilio Fede, fino a prova contraria. E per finire cosa fà? Una berlicata alle dita e il suo slogan che chiude la puntata. Quindi, da tutto ciò risulta che l'arte culinaria ha delle basi semplici, a cui tutti possono aspirare, risultando sempre gradevoli all'altrui vista. Falso. E ancora falso. Avete mai provato a cucinare un'orata in crosta di sale? Mi metto un attimo nei panni di Benedetta nella sua vita quotidiana (non è un tentativo di stalking). Si mette un abito con strascico di Armani, prende la Smart e va all'Ipercoop di Sesto San Giovanni, reparto pescheria. Alza il guanto bianco e ordina un'orata mentre il pescivendolo brama di raggiungere la pensione in quel medesimo istante di imbarazzo. Compra le spezie e ornamenti vari per poi strisciare la tessera Soci Coop Gold alla cassa. Rientra a casa, cogliendo il marito a cantare l'inno nazionale con Beppe Bergomi sul divano, e si dirige verso il suo regno dei fornelli. A quel punto ordina una pizza e per stasera va bene così. La cucina è passione, lotta, sofferenza, sugo sulle pareti, scottature da forno e intossicazioni alimentari. A spalmare la nutella in Tv è capace anche Barbara D'Urso.

martedì 14 settembre 2010

Mara Maionchi, modello di vita.

E' ormai assodata l'impossibilità, in un contesto sociale spietato come quello attuale, fare del proprio ideale di condotta morale un personaggio come Gandhi, Martin Luther King o il Barbapapà 'Barbottina'. O meglio si può fare, ma il risultato migliore che si può ottenere è suonare una cetra davanti ad una Conad, raccimolando qualche centesimo. E' per questo motivo che ho dovuto cercare un modello etico da emulare per sopravvivere in questa giugla, anche detta vita. Il casting è stato molto selettivo, portando alla finale a tre i seguenti personaggi: Antonio Cassano, SpongeBob e Mara Maionchi. Il primo, investito da un ormone femminile reale, non come quello decantato nei suoi libri, l'abbiamo perso definitivamente, ma lo tengo al fantacalcio. Sul secondo, in realtà, ci credevo molto: la sua demenza senile, con la quale affronta la vita marina, mi ha fatto pensare che sia la soluzione a tutti i mali; lo terrò buono quando la demenza senile mi verrà veramente. Ed è così che la mia scelta è ricaduta su Mara Maionchi, istrionica produttrice discografica, da qualche anno protagonista sul palcoscenico di X-Factor, in veste di giudice. Una delle caratteristiche più peculiari di Mara è il modo di fare critiche costruttive: infatti riesce spesso ad inanellare una riga di bestemmie che, qualora 'bippata', costituirebbe ancora una bestemmia. Altro che terzine di Cecco Angiolieri, qui il livello è molto più elevato. D'altro canto, quando deve complimentarsi, si trasforma in un amabile peluche con le sembianze di una mantide religiosa, esordendo con un 'Bene' e finendo con un 'Bene', con in mezzo niente. Come si fa a non amarla. Un ulteriore aspetto che mi ha colpito in Mara è la gestualità. Non stiamo a raccontarcela: oggi bisogna curare, oltre al modo di parlare e ai concetti espressi, anche la forma con cui ci si pone, movimenti corporei inclusi, per non mostrare insicurezza o qualsivoglia debolezza. A questo proposito, il galateo secondo Maionchi, suggerisce di piazzare, saltuarialmente, un bel gesto dell'ombrello seguito da una 'X' formata dalle braccia incrociate: insomma una balletto di Justin Timberlake. Ecco magari bisogna trovare i momenti giusti, tipo non quando sei solo ad un semaforo che aspetti il verde nè quando la tua morosa ti chiede quanto stia bene con la sua nuova capigliatura, che manco avevi notato. Bene, dopo aver imparato ad emulare concetti e gestualità della prescelta, non resta altro che curare il look. Ricerche consolidate e pubblicate sulla rivista 'Science' dimostrano che, chi indossa un completo color caki non potrà mai concludere niente di positivo. Questo è solo uno dei molti esempi di correlazione tra abbigliamento e fallimenti. Mara, col suo tocco di classe, degno di un pastore delle Far Oer, può abbinare degli occhiali a forma di cuore con una giacca a scacchi rossi e verdi. Già mi immagino a ripercorrere le orme della mia beniamina morale in una giornata lavorativa, presentandomi da un Cliente con occhiali a cuore, monologo con combo di bestemmie e gesto dell'ombrello come saluto finale. Ok, apparentemente potrebbe essere un atteggiamento un pò marcato, ma per certi lavori, secondo me, può rendere. Per il mio dovrò adottare qualche compromesso.